«Fu uomo della doppia fedeltà filo atlantica e repubblicana»
di Vindice Lecis wROMA Il Grande armadio della prima Repubblica, l'archivio privato di Giulio Andreotti, è custodito in un caveau blindato della Fondazione Sturzo. Ma i misteri che hanno accompagnato la vita politica dello statista democristiano non stanno certamente in quelle carte. «Però ha fatto un'opera meritoria lasciando il suo archivio, pur se questo non significa che ci ha detto tutto», commenta Giuseppe De Lutiis, già consulente della Commissione Stragi, il maggiore esperto della storia dei servizi segreti e delle zone grigie della storia italiana (fondamentale il suo Il golpe di via Fani del 2007). Andreotti è l'uomo che ha impersonato maggiormente la doppia fedeltà: atlantica e repubblicana. «La doppia fedeltà, inevitabile nei Paesi occidentali, è stata più robusta in Italia, per il suo ruolo nel Mediterraneo e per i suoi confini orientali. Questo ha pesato e ha influenzato anche i grandi statisti. Andreotti è stato uomo della doppia fedeltà certamente, ma è riuscito anche ad affrancarsi: penso ai governi di solidarietà nazionale tra il 1976 e il 1979 sostenuti dal Pci di Berlinguer». Gli anni anche del caso Moro e delle Brigate rosse... «Diciamo che dietro e sopra le Br c'erano le grandi potenze e altri ambienti, vedi la questione del centro Hyperion di Parigi. Andreotti riuscì a barcamenarsi ma questo costò la vita a Moro. Tuttavia quando è stato il momento di ridare più autonomia all'Italia, appunto con la solidarietà nazionale, non si è tirato indietro. E l'omicidio Moro è stato anzitutto il tentativo di impedire l'ingresso del Pci nel governo». Il nome di Andreotti è associato alle zone oscure della Repubblica. Ad esempio sul "Noto Servizio" chiamato anche Anello. «Che Andreotti fosse l'ispiratore di Anello lo ha detto Gelli. Noi non ne abbiamo ancora la conoscenza precisa. Io non credo che ne fosse il referente, lui i contatti li aveva nei servizi e anche in ambienti ambigui, come Sindona». C'è anche il caso di Andreotti che rende pubblica l'esistenza di Gladio. «Ci vorranno almeno trent'anni per capire meglio. Il compito ufficiale da noi conosciuto aveva un obiettivo preciso, lo stare dietro le linee in caso di invasione dall'Est. Poi nacque la Gladio in Sicilia, con mafia e massoneria, altra vicenda. Cossiga non fu contento di quel gesto di Andreotti». Molte altre sono le parti da chiarire. Il Sid golpista... «Lui aveva un ottimo rapporto con Gianadelio Maletti, Moro invece con la parte golpista di Miceli, la destra del servizio». Andreotti avrebbe dovuto, secondo alcuni testimoni, presiedere la giunta nazionale golpista di Borghese. Ma poi si sarebbe tirato indietro. «La persona era di un tale realismo che capì bene, probabilmente, che non eravamo nel 1964, all'epoca del generale De Lorenzo. Comunque attivò la svolta a destra col governo insieme ai liberali. Ma sul golpe vorrei ricordare anche che a Verona e Vicenza operavano due Uffici per la guerra psicologica della Nato. Penso che in quelle sedi stavano i possibili suggeritori di attività eversive». Il rapporto con la mafia è stato accertato ma prescritto sino al 1980. «Lui era certamente vicino ai Bontade, i capi prima dei corleonesi. Andreotti era un uomo spregiudicato, ma non fu comunque il peggiore della storia repubblicana anche di quegli anni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA