Ritrovato il corpo dell'alpinista 39enne
di Denis Artioli wVIGEVANO «Li hanno avvistati alcuni scalatori, stavano salendo e hanno visto due corpi legati in cordata, in un canalone, tenuti incollati dal ghiaccio a una parete di roccia. Uno dei due era Damiano Barabino, l'altro era mio figlio Luca. Non si sa ancora nulla invece di Francesco Cantù, il terzo alpinista che era con loro: il suo corpo non è ancora stato ritrovato». Gianpaolo Gaggianese è il papà di Luca, 39 anni, disperso da novembre sulla Barre des Ecrins, alpi francesi. I tre amici alpinisti erano partiti il 24 novembre, di loro non si erano più avute notizie, fino a giovedì scorso. «Ci ha chiamato il fratello di Barabino – spiega Gaggianese, per tanti anni bibliotecario alla "Mastronardi" di corso Cavour – per avvertirci che avevano ritrovato due corpi, a 3.500 metri di quota, sul versante Nord della montagna, verso Grenoble. Quest'inverno le ricerche si erano concentrate sul versante Sud, verso Briançon, dove avevano lasciato l'auto e avevano iniziato a salire. Al ritrovamento i corpi erano congelati, intatti, mimetizzati quasi con la roccia, la neve appiccicata addosso. Sono andato venerdì alla camera mortuaria di Grenoble per il riconoscimento e ho rivisto mio figlio: Luca non ha nemmeno un graffio, nemmeno uno strappo. Abbiamo avviato subito tutte le pratiche burocratiche per il rientro della salma in Italia, a Vigevano. Se torna domani (oggi per chi legge, ndr) il funerale sarà celebrato sabato (domani per chi legge, ndr) in Duomo, la nostra parrocchia». Il recupero dei due corpi senza vita è stato laborioso. «L'elicottero – spiega Gaggianese – non poteva entrare nel canalone, quindi sono salite le guide a prendere mio figlio e il suo amico». Non si riesce ancora a capire cosa possa essere successo, alla fine di novembre, al gruppo di alpinisti esperti che aveva deciso di salire sul massiccio francese. «Ci sono tante ipotesi – dice Gaggianese – ma nessuna certezza. Sicuramente salire su quella montagna non è stata una bravata di tre amici, ma un'uscita di tre persone che sapevano quel che facevano. Mio figlio era istruttore nazionale del Cai, anche gli altri due erano alpinisti esperti. Non si sa perché fossero legati a una parete Luca e Barabino e perché non ci sia Cantù. C'è stata una violenta bufera il 26 novembre, probabilmente sono stati sorpresi dal maltempo, forse hanno perso l'orientamento e hanno cercato di ripararsi, cercando comunque una via per scendere». Il ritrovamento del corpo di Luca Gaggianese consente almeno ai genitori di riportarlo a Vigevano, di non saperlo disperso tra le montagne. «Non dico che mesi sono stati – spiega il papà di Luca – non si può misurare un dolore così grande. Abbiamo passato giorni tremendi aggrappandoci alla forza della fede, agli amici e ai famigliari. Adesso siamo in pena perché stiamo aspettando il rientro del corpo dalla Francia e la burocrazia ci fa aspettare». Un pensiero va alla moglie di Cantù, 41 anni, cardiochirurgo originario di Lecco, ancora disperso: «Prima eravamo uniti dallo stesso dolore, lei ora soffre più di noi, perché il corpo di suo marito non è stato ancora ritrovato». Luca viveva a Milano, era molto benvoluto: «Lavorava per le Onlus – spiega il papà – raccoglieva fondi per le popolazioni povere e aveva una grande passione per la montagna. Vogliamo ringraziare gli amici della Società escursionisti milanesi del Cai di Milano, di cui faceva parte mio figlio. Sono un centinaio: a turno sono venuti a consolarci in questi mesi difficile, ci sono stati sempre vicino». @denis_artioli ©RIPRODUZIONE RISERVATA