Quegli insulti gratuiti a Zauli dalla curva dei tifosi azzurri

PAVIA Era incredulo, Lamberto Zauli, alla fine della partita persa col Pavia. Non si dava pace per quegli insulti, irridenti e gratuiti e quasi più dolorosi della sconfitta della sua Reggiana, piovuti nel finale di gara da alcuni dei tredici tifosi azzurri presenti nella curva ospiti. Il tecnico dei granata ha provato a capirlo chiedendo in sala stampa ai giornalisti di Pavia: «Ma perché ce l'avevano con me? Che cosa gli ho fatto?». Impossibile dare una risposta, perché un motivo non c'è, se non il gusto perverso - purtroppo diffuso negli stadi, perché il caso non è certo isolato - di accanirsi sugli avversari (la Reggiana, tra l'altro, era già ridotta in dieci uomini). E' questa l'unica «colpa» di Zauli, richiamato a gestire per la seconda volta al capezzale della Reggiana (successe già l'anno scorso e il tecnico romano esordì proprio con una vittoria contro il Pavia, al Giglio). Quei tredici tifosi del Pavia in curva al Giglio fanno parte dello sparuto gruppo di supporter che con costanza, nelle ultime stagioni, ha sempre seguito e sostenuto gli azzurri. A volte sobbarcandosi lunghe trasferte, anche quando i risultati della squadra avrebbero consigliato di starsene a casa. Giustamente per questo i giocatori alla fine della gara di Reggio sono andati a ricompensarli, lanciando loro magliette e pantaloncini. Ma che senso aveva, e proprio in una giornata di festa per i colori azzurri, insultare l'allenatore avversario? (l.si.)