Fibronit, parti civili in aula Richiesta danni per 80milioni

La parola passerà alla difesa nella prossima udienza del processo con rito abbreviato sul caso Fibronit, che si celebra nei confronti degli imputati, ex consiglieri di amministrazione dell'azienda, Claudio Dal Pozzo e Giovanni Boccini. L'udienza è stata fissata per il 13 maggio al tribunale di Voghera (foto ndr): all'intervento della difesa seguiranno le repliche e la sentenza. Per gli altri otto imputati, invece, il processo inizierà il 23 maggio, ma con rito ordinario. Nelle loro conclusioni i pubblici ministeri Giovanni Benelli e Valentina Grosso hanno ricostruito le indagini citando brani delle dichiarazioni rese dagli ex lavoratori. Ne è emerso il quadro di una fabbrica in cui le fibre di amianto venivano convogliate in tubi sotto pressione. Spesso, tuttavia, tali condotte si rompevano, e la polvere di amianto, oltre a saturare i locali dell'azienda, si spargeva all'esterno. di Donatella Zorzetto wVOGHERA Una quindicina di legali in aula, e richieste di risarcimento danni che complessivamente superano gli 80 milioni di euro. Nella seconda udienza del processo Fibronit, per ora limitata al rito abbreviato chiesto dagli imputati Claudio Dal Pozzo, 74 anni, di Roma e Giovanni Boccini, 74 anni, di Alessandria, ieri mattina hanno "sfilato" gli avvocati delle parti civili, con l'intento di dar voce a 200 assistiti. Dal Pozzo, rappresentato dall'avvocato Pietro Folchi Pistolesi, fu consigliere della Fibronit Spa dal dicembre 1985 al novembre 1988 e della Fibroni Srl dal novembre 1988 al maggio 1991; Boccini ricoprì il ruolo di consigliere della Fibronit Spa dal giugno 1987 al novembre 1988 e della Srl dal novembre 1988 al maggio 1994. Sono accusati entrambi di disastro doloso, omicidio colposo plurimo e della mancata osservanza delle norme per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Per loro i pubblici ministeri Giovanni Benelli e Valentina Grosso hanno chiesto sette anni di reclusione. Una vera parata di difensori quella tenuta ieri in camera di consiglio al piano terra del Tribunale di Voghera, a rappresentare le associazioni ma soprattutto i privati: lavoratori e familiari di questi, alcuni dei quali defunti, in una vicenda le cui conseguenze sulla salute delle persone si allargano ancora oggi a macchia d'olio. Hanno parlato, o hanno depositato le proprie conclusioni, gli avvocati Gianluca Orioli di Stradella, Domenico Novarini di Broni, Luca Angeleri di Pavia, Maria Rosa Carisano di Casteggio, Enrico Paganelli di Stradella, Vittorio Mangiarotti di Broni, Roberto Rossella di Stradella, Claudia Prandato di Mede, Emilio Marco Casali di Pavia, Rosario Tripodi di Pavia, Fabio Zavattarelli di Pavia, Barbara Citterio di Voghera. Nei loro interventi, talvolta appassionati, i legali hanno puntato il dito contro i due consiglieri di amministrazione, «la cui posizione – hanno rilevato – proprio per questa carica ricoperta, viene ad aggravarsi». Spiegando: «A maggior ragione loro sapevano». Si sono sentite parole taglienti, come quelle di Novarini: «Il legislatore non ha recepito la normativa comunitaria che vietava l'uso dell'amianto. E contro il legislatore, in sede penale, non si può fare nulla: ciò non toglie che gli organi amministrativi siano responsabili non solo per violazione di leggi, ma anche per violazione di discipline. E la disciplina medica era piena zeppa, fin dal 1960-70 di indicazioni circa le tremende conseguenze dell'uso dell'amianto. Ecco perchè diciamo che la mano pubblica, Asl e Arpa, sono corresponsabili dei fatti, o meglio dei misfatti, assieme, se non di più, degli attuali 10 imputati o di gran parte di essi». Si sono sentite parole lucide, come quelle dell'avvocato Luca Angeleri: «Ho ribadito la piena responsabilità degli imputati di oggi. La difesa verte sul fatto che fossero consiglieri di amministrazione, cosa che secondo noi aggrava il loro ruolo. C'è una procedura fallimentare in corso, ma pensiamo prima di tutto al penale, che è la parte più urgente e importante». O del collega Emilio Marco Casali: «Proprio per aver partecipato al consiglio di amministrazione, i due imputati dovevano essere partecipi dell'attività. La questione della sicurezza e della salute sul luogo di lavoro era stata affrontata, e la pericolosità dell'amianto era cosa nota». Anche l'avvocato Fabio Zavattarelli, guardando agli imputati, ha sottolineato: «Si tratta di soggetti in posizione rilevante che sapevano, in un sistema in cui la consapevolezza del problema dell'amianto era ben presente. Diciamo che si accettava un certo sistema». I legali hanno chiesto al giudice la condanna dei due imputati, il risarcimento del danno e le liquidazioni della provvisionale. La prossima udienza è in programma il 13 maggio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA