Dhl di Corteolona 70 dipendenti coop in cassa fino a giugno
CORTEOLONA Crisi, meno consumi, meno merci che girano per l'Italia e l'Europa. E la coda lunga della crisi nazionale ed internazionale si fa sentire anche a Corteolona, nel colosso della logistica Dhl supply chain da cui due anni fa uscivano cento camion al giorno e circa 700 bancali di merce diretta in tutto il Nord Italia. I camion sono ancora tanti, ma calano, e il volume di lavoro non è mai prevedibile: si alternano picchi e momenti di stanca. «Proprio per far fronte a questi problemi – spiega Marco Magnani, segretario provinciale del sindacato trasporti Fit Cisl – sono stati messi a inizio anno in cassa integrazione 70 dipendenti, la cassa dura fino a giugno. In realtà ad essere coinvolti sono solo una quarantina di lavoratori delle cooperative impiegate all'interno dello stabilimento: ci sono momenti in cui c'è tanto lavoro e nessuno deve stare a casa, momenti invece in cui di lavoro ce n'è meno e non c'è modo di far lavorare tutti». L'anno scorso ad aprile erano stati scongiurati dieci esuberi annunciati a Corteolona sui 70 in Lombardia proposti dall'azienda, tutto si era risolto con qualche mobilità volontaria anche se proprio a Corteolona erano stati riassorbiti a fine 2011 i 30 lavoratori Dhl fuoriusciti dallo stabilimento chiuso di Pieve Emanuele. Nel polo logistico della Dhl, sulla strada provinciale per Villanterio, lavorano circa 400 persone: 100 sono dipendenti della casa madre, la Dhl supply chains, i restanti 300 (numero variabile in funzione dei carichi di lavoro stagionale, da sempre e ancora prima della crisi) sono soci lavoratori di quattro cooperative. I lavoratori delle coop sono sostanzialmente occupati in facchinaggio, confezionamento, carico e scarico delle merci in transito dal polo logistico. Polo che vanta grandi numeri: due anni fa transitavano a Corteolona 100 camion al giorno per circa 660 bancali di merci. Per 365 giorni l'anno. L'anno scorso era stata chiesta ai lavoratori dello stabilimento più flessibilità oraria, la disponibilità a lavorare di più, per più ore, nei periodi in cui le commesse della logistica lo richiedono, e recuperare le ore fatte in più stando a casa quando di lavoro non ce n'era. anna_ghezzi ©RIPRODUZIONE RISERVATA