Parla l'ex direttore di Apolf: «Mai detto di essere laureato»

Un'altra giornata difficile per i pendolari pavesi che ogni giorno utilizzano la linea S13 (nella foto un convoglio fermo a Locate) per andare al lavoro. A causa di un guasto verificatosi agli impianti della stazione di Milano Lancetti, infatti, l'altro giorno si sono registrati ritardi a catena. «E diversi treni sono anche stati soppressi», rende noto il Coordinamento pendolari pavesi, che ha subito inviato un report a Trenord, al responsabile della Direzione regionale infrastrutture e trasporti e anche a Rfi. I disagi si sono verificati nella giornata del 24 aprile. «Otto convogli tra le sei del mattino e le dieci di sera sono stati soppressi – spiega Armando Accardo, portavoce dei pendolari – e molti altri hanno subito ritardi variabili tra i 6 e i 21 minuti. Questo ha causato poi il rallentamento anche di altre corse che condividono gli stessi segmenti di tratta ferroviaria». di Gabriele Conta wPAVIA Ammette di non essere mai diventato dottore in Fisica teorica e cibernetica all'Università di Pavia. Ma dice anche di non avere «mai scritto o detto di essere laureato». Enrico Scotti, l'ex direttore generale di Apolf rimosso dalla carica dopo che il consiglio di amministrazione aveva scoperto che non fosse in possesso del diploma di laurea, racconta per la prima volta sua versione dei fatti. E dopo 24 ore di silenzio il 65enne di Codevilla spiega in una lettera come è arrivato a lavorare per l'ente di formazione di via don Giovanni Bosco. La "falsa laurea". Scotti invita tutti a vedere la sua pagina su Linkedin, un social network utilizzato soprattutto dai professionisti. «Lì c'è scritto chi sono», scrive l'ex direttore dell'Apolf. «Ho studiato al liceo scientifico di Voghera, poi alla facoltà di Fisica teorica dell'Università di Pavia – racconta Scotti nella sua lettera –. Sostenni quasi tutti i principali esami con voti fra i 28 e i 30 trentesimi. Ma non conseguii la laurea, per ragioni personali». Nessuna "falsa laurea" insomma. «Non è mai esistito un pezzo di carta da me firmato – dice ancora l'ex direttore – dove io sostenga di essere in possesso di un diploma di laurea». L'arrivo in Apolf. Durante l'estate scorsa Scotti viene a sapere che all'ente pavese cercano un nuovo manager. «Sapevo di possedere sia le competenze aziendali richieste che le competenze relative al mondo della formazione – scrive Scotti –. Ma dall'altro lato la posizione di direttore configurava un contratto completamente avulso dalla mia carriera. Senza contare che, mancando del titolo di studio della laurea, avrei dovuto chiedere di poter supplire col diploma più gli anni di esperienza». Nella prima settimana del luglio 2012, però, dall'ufficio milanese dell'impresa di Scotti venne spedita lo stesso una candidatura per il posto in Apolf. «Dissi di copiare il curriculum dal mio profilo Linkedin – continua Scotti –. Qualcuno lo rimaneggiò per renderlo in formato europeo. Io non vidi il documento finale e tanto meno lo potei firmare». L'incontro con Cattaneo. «Ci parlammo pochi minuti in luglio per un colloquio – scrive ancora l'ex direttore –. Seppi poi che il cda di Apolf, su indicazione del sindaco, aveva approvato la mia nomina». Nella seduta del 12 settembre infatti anche la Provincia approva in nome di Scotti. La cui nomina passa dunque all'unanimità. Il lavoro in Apolf e la rimozione. «Ho avviato diversi progetti, e avrei anche fatto risparmiare circa 50mila euro all'anno con una miglior applicazione della normativa Iva», dice Scotti. Ma poi è arrivata una «provvida indagine». «Nella gogna mediatica è anche detto che il mio compenso sarebbe di 85mila euro l'anno – dice Scotti –. Lo apprendo ora, perché nel mio contratto c'è scritto 70mila. Se ho sbagliato in qualcosa me ne assumerò la responsabilità. Non posso invece accettare di essere messo alla gogna mediatica, né tanto meno di aver gestito Apolf da incapace generandogli del danno, erariale o meno che sia».