Marò, l'indagine resta all'anti-terrorismo

ROMA Sarà la polizia antiterrorismo indiana (Nia) a condurre l'indagine sui due marò italiani per l'uccisione di due pescatori indiani nel febbraio 2012. La conferma è venuta dalla Corte suprema di New Delhi che ha lasciato al governo indiano la decisione su chi debba indagare, di fatto avallando la scelta dell'esecutivo di affidare il caso all'antiterrorismo. Una decisione destinata ad alzare di nuovo la tensione tra Roma e l'India. La difesa e il governo italiano avevano chiesto che a indagare fosse la polizia criminale (Cbi) che, a differenza della Nia, non potrebbe richiedere la pena di morte per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. La Corte suprema ha però stabilito che non è sua responsabilità «decidere a quale agenzia debbano essere affidate le indagini». Se il governo dovesse nuovamente invocare una legge del 2002 sulla sicurezza marittima (Sua Act) che prevede la pena di morte per atti di terrorismo o di pirateria coinvolgenti navi battenti la bandiera indiana, la difesa dei marò presenterà un nuovo ricorso, come aveva già fatto il 16 aprile. La Corte ha anche ordinato che le indagini vengano «completate speditamente» e ha ribadito che la competenza esclusiva a giudicare Latorre e Girone resta alla Patiala House Court di New Delhi». Di fatto è la conferma dell'ordinanza del 18 gennaio che aveva sottratto il caso alla giurisdizione del Kerala. La pronuncia della Corte suprema, attesa per giovedì, era stata rinviata di 24 ore per l'assenza dall'aula del procuratore generale. È stato anche confermato che i due fucilieri restano in libertà su cauzione e continueranno a risiedere nell'ambasciata italiana. La possibilità almeno teorica che ai marò sia inflitta la pena capitale contrasta con il solenne impegno assunto due settimane fa dal premier Manmoan Singh con Mario Monti.