Aggredita e uccisa in casa
di Donatella Zorzetto wMONTECALVO VERSIGGIA Il corpo immobile, nel corridoio al piano terra, circondato dal sangue. Alma Pegorara, pensionata di 76 anni, era ancora vestita. Pochi metri più in là, il suo cane Mornie, un docile Shar Pei, attendeva paziente che qualcuno aprisse la porta. La porta si è aperta su quello scenario ieri mattina verso le 10,40, quando il figlio della defunta, Andrea Castaldi, insieme allo zio Sergio, utilizzando una scala è salito al primo piano della villa che svetta su una collina della frazione Piane: hanno rotto un vetro della finestra del bagno per poter entrare nell'abitazione e verificare cosa fosse accaduto. Andrea Castaldi per quasi otto ore ieri è stato trattenuto nella caserma dei carabinieri della compagnia di Stradella, che con il nucleo operativo e i militari di Santa Maria della Versa, sono intervenuti sul posto. Per ore hanno rilevato impronte e anomalie avviando le indagini sul caso. Un caso delicato: di ora in ora si fa strada la tesi dell'omicidio, ma non si esclude nulla, anche una semplice caduta che abbia provocato una commozione cerebrale e quindi la morte. Il pm Ilaria Perinu, intervenuta sul posto insieme alla scientifica, nelle prossime potrebbe assumere decisioni importanti. Ricostruire come sia morta Alma Pegorara non è semplice. La donna, vedova da quattro anni, viveva da sola in quella grande casa, curata tanto quanto i suoi animali. L'ultima telefonata, martedì sera, l'aveva dedicata al cognato Sergio Castaldi: poche parole per chiedere un consiglio che le permettesse di risolvere un problema di fognatura, insorto negli ultimi giorni. Tutto normale, all'apparenza. In realtà tra le 21 e le 22 di martedì sera è accaduto qualcosa di incomprensibile. La pensionata era in casa con il suo cane, ancora vestita. E qui si fanno strada ipotesi diverse. Gli inquirenti hanno preso in esame la possibilità che la donna sia stata colta da un malore (soffriva di epistassi), e quindi sia caduta a terra, forse inciampata, battendo la testa. Così si spiegherebbe il sangue sulla faccia, ma non altre cose. Ad esempio il fatto che la ferita al capo non sembra essere compatibile con il colpo ricevuto nella caduta, o anche la copiosa presenza di impronte sul pavimento: un via vai di segni insanguinati che fanno pensare a una colluttazione, e subito dopo, ad attimi di panico nell'ipotetico aggressore, che hanno preceduto la fuga. La tesi meno accreditata, al punto da essere quasi esclusa, è quella della rapina o del furto in casa: nelle stanze pare non mancasse proprio nulla. E nemmeno sono stati individuati segni di effrazione a porte o finestre. Tutto apparentemente era a posto. Se dunque qualcuno fosse entrato avrebbe dovuto avere le chiavi. Sono stati i vicini di casa, stranieri che da anni vivevano accanto ad Alma Pegorara, a dare l'allarme. Hanno comunicato al figlio che la signora stranamente non si era ancora fatta vedere. E il figlio si sarebbe precipitato sul posto: avendo lasciato le chiavi a Stradella, dove abita, ha chiamato lo zio, e insieme sono saliti attraverso una scala a pioli al piano superiore. Trovandosi di fronte all'enigma di sangue che i carabinieri stanno cercando di risolvere. ©RIPRODUZIONE RISERVATA