Giallo di Spessa, identificati i resti
di Maria Fiore wSPESSA PO Lo scheletro restituito dal fiume Po e trovato la vigilia dello scorso Natale a Spessa, a pochi passi dal fiume, ha un nome. La risposta al mistero che ha tenuto per mesi con il fiato sospeso una decina di famiglie di persone scomparse (si era pensato anche al corpo di Lorena Lucini, l'impiegata 36enne scomparsa tra Pavia e San Martino una notte di 14 anni fa) con il fiato sospeso è arrivata ieri, a conclusione delle indagini del magistrato della procura Paolo Mazza e affidate ai carabinieri di Corteolona. I resti appartengono a Giacinta Danesi, una donna di 78 anni di Settimo Torinese, scomparsa da casa il 4 settembre del 2012, quindi oltre tre mesi prima del ritrovamento. Determinante l'esame del Dna, che è stato prelevato dallo scheletro e confrontato con il profilo genetico di una sorella gemella della 78enne. L'esame ha dato esito positivo solo per questo raffronto, mentre il Dna non è risultato compatibile con tutti gli altri profili dei parenti di persone scomparse. Ma il risvolto scientifico ha avuto riscontri anche nella testimonianza di un'altra parente, che ha descritto la 78enne scomparsa come una «donna minuta, alta un metro e 45». Una descrizione del tutto compatibile con le dimensioni dello scheletro, che, proprio per questo, in un primo momento era stato associato a quello di una bambina. A quanto pare, sempre in base alle testimonianze dei parenti della 78enne, la donna aveva minacciato un gesto estremo di fronte alla possibilità di finire in una casa di riposo per anziani. E questo spinge i carabinieri a ipotizzare che la donna si sia gettata nel fiume proprio da Settimo Torinese. Il corpo avrebbe dunque raggiunto, attraverso la corrente, i sabbioni di Spessa Po, dove è stato trovato più di tre mesi dopo, in avanzato stato di decomposizione. Lo scheletro non era integro, ma non c'erano fori o tracce che potessero far pensare a una morte violenta, che infatti viene esclusa, anche oggi, dalla procura. A disposizione degli inquirenti c'erano solo brandelli di indumenti: una maglietta con tre bottoni, di marca Benetton, una canottiera con il merletto e un reggiseno di marca Sloggy. Abiti che furono mostrati, dopo il ritrovamento, anche ai parenti degli scomparsi. Ma la soluzione del mistero, da subito venne affidata all'esame del Dna. Una decina di parenti di persone scomparse si presentarono in caserma, a Corteolona, per chiedere informazioni. Per alcuni di loro venne ammesso il prelievo del Dna, in seguito confrontato con il profilo estratto dallo scheletro. Tra questi, anche i parenti di Lorena Lucini e di Simona Bellagente, la donna di 41 anni, di San Cipriano, di cui non si hanno più notizie dal gennaio 2009. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA