«Svegliato in piena notte con un coltello alla gola»

di Donatella Zorzetto wBRONI «Pensavo fosse un sogno, un incubo». Lino Maga, produttore del Barbacarlo, nella sua casa di Broni, in via Mazzini 50, ha visto la morte in faccia. Aveva il volto coperto da un cappuccio l'uomo che per un'ora, dalle 2 alle 3 di lunedì mattina, l'ha immobilizzato a letto puntandogli il coltello alla gola e una pistola alla tempia. Lui, a 82 anni, ha resistito fino a che ha rischiato di sentirsi male. Ma non si è arreso. Maga racconta quei momenti mostrando le pareti sventrate dai malviventi che se ne sono andati con la cassaforte contenente denaro e gioielli per circa 10mila euro.«Domenica sera ero solo in casa, mio figlio Giuseppe era uscito – spiega Lino Maga –. Rincasato dal bar dove ero andato a vedere la partita, ho deciso di andare a letto. Era circa mezzanotte. E mi sono addormentato. All'improvviso qualcuno mi ha scosso, ho aperto gli occhi e ho visto un uomo incappucciato che mi ha puntato un coltello alla gola e una pistola alla tempia. "Non si muova, mi dia i numeri della cassaforte", ha intimato. Io gli ho detto che la combinazione la sapeva solo mio figlio, così hanno fatto da soli». Sì perchè gli uomini incappucciati in realtà erano tre, e usando accette e picconi hanno letteralmente abbattuto una parte di parete. «Hanno continuato a picchiare sulla cassaforte per aprirla, alla fine ci sono riusciti: all'interno c'erano cinque mila euro e oggetti preziosi – prosegue il viticoltore –. Mentre quell'uomo mi teneva il coltello puntato alla gola vedevo che uno dei due complici se ne andava nell'altra stanza. Sapeva che nella camera da letto di mio figlio c'era una seconda cassaforte, e quella sono riusciti a portarsela via sventrando la parete. Non contenti si sono presi anche l'orologio che avevo lasciato sul mobile, il portafogli che avevo nei pantaloni e persino il porto d'armi. Poi mi hanno spaccato il cellulare e hanno cercato di strappare i fili del telefono». «Per fuggire i rapinatori hanno preso la Fiat Panda – spiega il figlio Giuseppe –. Tuttavia non riuscendo ad aprire il portone hanno dovuto abbandonarla in cortile con a bordo gli arnesi da scasso. E sono fuggiti a piedi con la cassaforte da 30 chili». I carabinieri di Stradella sono stati chiamati sul posto, e si è scoperto che i ladri, usando una scala, avevano saltato il muro di cinta ed erano entrati forzando la porta d'ingresso. «Sono andati a colpo sicuro – concludono Maga e il figlio –. Conoscevano la casa e i nostri impegni. Questa rapina è stata studiata a tavolino».