Provincia, dipendente accusata di truffa

Un anno e quattro mesi di reclusione sono stati inflitti ieri mattina dal giudice del Tribunale di Pavia a Daniele Tredanaro, 24 anni, residente a Milano. L'uomo era accusato della ricettazione di un'automobile rubata a Fabio Vitali, 33 anni, pavese. Tredanaro era stato fermato il 21 gennaio del 2010 al volante della macchina che, in seguito al controllo della targa da parte delle forze dell'ordine, risultava essere stata rubata. Non aveva saputo giustificare il possesso del mezzo ed era stato denunciato. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a 2 anni e 4 mesi. di Fabrizio Merli w PAVIA L'amministrazione provinciale l'ha denunciata per truffa: in sette occasioni aveva dichiarato di avere preso parte a riunioni del consiglio di amministrazione del Consorzio Villoresi, ma questo, secondo la Procura, non sarebbe accaduto. Al centro dell'indagine, Elena Marinoni, una dipendente della Provincia in forza al settore Affari generali e personale. Lei ha proposto all'ente di piazza Italia il risarcimento dei permessi retribuiti, per un totale di 694 euro, e questo ha evitato la costituzione di parte civile della Provincia. Anche se l'ente si è riservato ogni decisione in merito ai provvedimenti disciplinari. L'iscrizione della donna nel registro degli indagati risale ai primi mesi del 2011. Elena Marinoni faceva parte, in rappresentanza della Provincia di Pavia, del consiglio di amministrazione del consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi, con sede a Milano. Un soggetto giuridico che si occupa della bonifica idraulica e dell'irrigazione di un'area compresa nelle province di Milano, Monza, Como, Lecco, Lodi, Pavia e Varese. Con questo incarico, partecipava alle riunioni del Cda e, in quelle giornate, aveva diritto a un permesso retribuito da parte dell'ente di appartenenza. Per una casualità, i funzionari della Provincia si resero però conto che, almeno in un'occasione, la dipendente aveva detto di avere partecipato a una riunione in una giornata che era stata categoricamente smentita dai responsabili del consorzio. Così venne avviata un'indagine interna, e si scoprì che quella data non era l'unica. Il capo d'imputazione della procura di Pavia, infatti, parla di «fogli di giustificazione di assenza nei quali si dichiarava falsamente che nei giorni 4, 26 e 31 agosto 2010 e nei giorni 7, 8, 29 e 30 settembre 2010, lo stesso dipendente era stato impegnato per mansioni inerenti all'espletamento del proprio mandato di consigliere del citato Consorzio». In questo modo, «inducendo l'ente di appartenenza in errore circa la giustificazione dell'assenza dal luogo di lavoro, si procurava l'ingiusto profitto consistente negli emolumenti stipendiali non spettanti relativi ai predetti giorni, con pari danno per la Provincia di Pavia». In altre parole, venivano pagati permessi retribuiti senza che ne avesse avuto il diritto. Per questo, attraverso il suo legale, la dipendente si è proposta di restituire alla Provincia la somma che si presume sia stata frutto della truffa. In cambio, con una delibera di giunta, piazza Italia ha deciso di non costituirsi parte civile al processo penale. A due condizioni. La prima è che, in caso di assoluzione, la dipendente riavrà la somma versata. La seconda è che l'accordo non comporta, da parte della Provincia, la rinuncia al procedimento disciplinare, nè al recupero del danno all'immagine. Il procedimento disciplinare, che era già stato avviato, è stato sospeso perchè non può essere portato avanti in presenza di un'indagine penale.