«All'ex Mondino vogliamo fare il campus»
PAVIA L'università lavora alle osservazioni sul Pgt. Se ne è discusso anche nell'ultimo consiglio di amministrazione, documenti, mappe, piani alla mano. L'ateneo aveva avanzato alcune proposte alla giunta Cattaneo, tra questa il cambio di destinazione d'uso sull'area dell'ex Mondino, passando da sanitario-ospedaliero a universitario. L'idea è lavorare a un campus per le facoltà umanistiche. Unendo palazzo Botta ed ex Mondino, oggi separati da un muro. Con un'isola verde al centro si potrebbero trasferire la mensa che oggi ha sede in corso Carlo Alberto, ma anche le segreterie, Lingue moderne, il Cor. E la richiesta al Comune prevede anche di poter usare parte dell'area verde tra Mondino e Botta per fare dei parcheggi. Proprio sull'ex Mondino l'università ha presentato alcune osservazioni. «Ci sono alcune contraddizioni all'interno del Pgt – spiega Alessandro Greco, pro rettore all'edilizia dell'ateneo pavese – in alcuni documenti l'indicazione data per l'ex Mondino è quella che avevamo richiesto "servizi universitari" però c'è un altro documento all'interno del Pgt su cui invece è rimasta l'indicazione "ospedaliera" che noi non vogliamo rimanga». L'osservazione dell'ateneo quindi chiede di fare chiarezza. «Dovrebbe trattarsi di un refuso – spiega ancora il pro rettore – ma abbiamo chiesto di chiarire questo punto». «Abbiamo visto l'osservazione in questione – spiega il sindaco Alessandro Cattaneo – ma posso garantire che la volontà politica di dare il via alle richieste dell'università è rimasta invariata. Accoglieremo la modifica richiesta». Anche il fronte Green Campus merita attenzione. La scheda sul Pgt è rimasta invariata. «Vogliamo trovare una modalità operativa per dare maggiore garanzia a presidio dell'interesse pubblico rispetto alla carta atuativa del progetto», spiega il sindaco. Come? «E' necessario fare una convenzione che elenchi meglio quali sono gli aspetti operativi», aggiunge il sindaco. Cattaneo ha già incontrato nei giorni scorsi l'ateneo e alcuni enti professionali. «Da entrambe le parti ci sono molti timori sul fatto che nel Pgt si rimandi alle fasi attuative successivamente – spiega Cattaneo – ma è l'impostazione che abbiamo voluto. Quello del Pgt è uno strumento dipianificazione urbanistica che vuole essere uno strumento flessibile. Molte cose che erano nel vecchio Prg, come la Snia, non decollavano perché bastava una variante a mettere in moto tutto l'iter burocrativo, molto lento. Abbiamo deciso, soprattutto nelle aree grandi, di rimandare i dettagli a una fase successiva». @MariannaBruschi ©RIPRODUZIONE RISERVATA