Franceschini, il mestiere di inviato si intreccia con una spy story
di ANDREA IANNUZZI I romanzi di Enrico Franceschini hanno una sola controindicazione: trasudano e tradiscono la passione dell'autore per il giornalismo, mestiere che non ha mai goduto di splendida fama (fu Mark Twain a definire la professione con la celebre frase "non dite a mia mamma che faccio il giornalista, mi crede pianista in un bordello") ma che oggi sembra essere al minimo storico di popolarità. E' dunque sfidando i luoghi comuni e le diffuse antipatie per la "casta stampata" - alla quale lui stesso appartiene, in qualità di inviato e firma di punta del quotidiano La Repubblica - che Franceschini ha appena mandato in libreria la sua ultima fatica, L'uomo della città vecchia (Feltrinelli, collana Narratori, 15 euro). "Sposato con il giornale, il suo vero grande amore": basta questa riga per descrivere Paolo Farneti, il protagonista del romanzo. Un giornalista vecchio stile, uno di quelli capaci di "creare una notizia dal nulla, tirare su la panna montata, lavorare d'immaginazione". Farneti è un inviato, figura mitica che più di ogni altra rappresenta l'immaginario di un aspirante giornalista: è quello con il bagaglio leggero sempre pronto, pochi e affidabili capi in valigia, uno che fa delle stanze d'albergo la propria casa itinerante, uno che non può permettersi amori stabili né tantomeno una famiglia, perché prima di tutto c'è la notizia, c'è il giornale, c'è la firma in prima pagina. I suoi capiredattori e il suo direttore lo sanno: su Farneti si può sempre contare. Dovunque sia e qualunque cosa stia facendo - anche una vacanza romantica e clandestina a Parigi con l'amante - Farneti risponderà, mollerà tutto e partirà per la prossima missione. E nel caso specifico, mai sostantivo sarebbe più adatto, perché questa volta l'esperto cronista della "Tribuna" si ritroverà davvero al centro di una missione segreta, in un plot degno di un film di 007. Una vicenda di spionaggio e controspionaggio, di intrecci diplomatici, una storia di estremismi opposti ma a volte convergenti.Una storia che annoda in maniera indissolubile le tre grandi religioni monoteiste e lo fa nell'unico scenario in cui ciò possa avvenire e avviene quotidianamente, la città che ne è la culla e il simbolo: "Dieci misure di bellezza furono donate al mondo, nove furono date a Gerusalemme e una al resto del mondo". Spedito all'ultimo istante a seguire lo storico viaggio di papa Giovanni Paolo II in Israele in occasione del Giubileo del 2000, il giornalista ha l'occasione di riannodare i fili del proprio passato e della propria coscienza, incontrando un compagno di gioventù verso il quale ha un pesante debito. Quell'uomo, dopo aver scontato dieci anni di carcere per la sua militanza nei movimenti giovanili pre anni di piombo, dopo aver salvato l'amico da un destino analogo, ora è un frate ma anche una spia, un membro della cosiddetta "Entità", il potente e informatissimo servizio segreto del Vaticano, che lavora sotto copertura proprio a Gerusalemme. Saranno i due vecchi amici, in compagnia dell'immancabile e contesa femme fatale - una splendida agente dello Shin Bet, il servizio segreto interno israeliano - a districarsi tra i vicoli della città vecchia per sventare il piano degli haredim, gli ultrà ortodossi ebraici.