"L'ultimo comunista" Napolitano secondo Chessa

ROMA Il nuovo libro di Pasquale Chessa, L'ultimo comunista. La presa del potere di Giorgio Napolitano (Chiare Lettere, pagine 266, euro 13,90), appena arrivato in libreria, vede amplificare l'interesse delk tema trattato dagli avvenimenti delle ultimissime ore, culminati con il giuriamento di Napolitano di ieri pomeriggio per il suo secondo storico mandato. «È stata la crisi della Prima repubblica, la transizione incompiuta della seconda e l'inane attesa della terza, se mai verrà - si legge in uno dei passi più significativi del libro - a costringere il Quirinale di Giorgio Napolitano ad assumere una funzione di guida politica del paese da cui è scaturita una geometria del potere che, senza infrangere la lettera della Costituzione, ne ha modificato per sempre la sostanza. Strana istituzione, la figura del capo dello Stato: per la solitudine del suo potere, per la sua natura monocratica e per la sua lunga durata si è adattata con successo nel tempo al compito di rappresentare il paese e di fare del presidente un monarca repubblicano. (...) Il Napolitano introverso, il comunista liberale, il riformista rivoluzionario: è sempre stato facile celiare sulle stranezze del suo stile. E il ricorso alla figura retorica dell'ossimoro, la convivenza degli opposti, rispecchia una predisposizione, non solo politica ma anche etica e morale. (...) La pietra filosofale su cui Napolitano ha costruito il più politico dei settennati della storia repubblicana è stata però la sua risolutezza nell'evitare che gli aggettivi sopravanzassero il sostantivo. Un settennato comunista, potrà dire dirà la storia, distinguendo fra forma e contenuto, metodo e ideologia».