al palazzo esposizioni

Marco Lodola, Jackson, scultura a parete PAVIA Inaugura questa mattina alle 11, al Palazzo Esposizioni di Pavia, la prima edizione di "PaviArt" (fino a domani), la mostra mercato d'arte moderna e contemporanea, diretta artisticamente da Giovanni Zucca e organizzata da Dea Servizi, con il patrocinio di Provincia di Pavia, Comune di Pavia e Camera di Commercio Pavia. Per l'occasione, la kermesse pavese ospiterà una sessantina di gallerie d'arte provenienti da tutta Italia (con qualche punta d'eccellenza dall'estero) per rappresentare artisti, quali Guttuso, Sironi, Fiume, Cascella, Paietta, Accardi, Clemente, De Maria, Cucchi, Chia, Paladino, Rotella, Burri, D'Orazio, Perilli e Hartung, sono per citarne alcuni, senza dimenticare gli artisti (affermati e emergenti), legati alla città di Pavia. Zucca, perché portare a Pavia un'expo di arte moderna e contemporanea? «E' sicuramente una sfida molto ambiziosa, ma quello che ci interessava era creare un'occasione, inedita fino ad oggi a Pavia, per coniugare e raggiungere due importanti obiettivi: mettere in connessione le nuove frontiere dell'arte moderna e contemporanea di respiro nazionale ed internazionale con "Pavia città d'arte" e, al contempo, dare la possibilità agli artisti emergenti, locali e non, di proporsi a un pubblico il più ampio possibile». Nonostante i tempi di crisi? «La crisi non deve essere un alibi per distogliere l'attenzione e gli investimenti dall'arte e dalla cultura in generale. L'arte crea circoli virtuosi per cui, chi può investire in arte lo fa, ma chi non può investire ne usufruisce comunque ad altri livelli, altrettanto importanti. Molti Paesi europei l'hanno capito da un pezzo: la cultura genere economia e, di conseguenza, occupazione. Ecco perché, in tempi di crisi più che mai, l'arte non deve smettere di destare interesse e attenzione». A Pavia c'è interesse per l'arte moderna e contemporanea? «I tempi sono maturi per una proposta di questo genere, e noi ne siamo consapevoli, come siamo consapevoli del fatto che la vicinanza con una città come Milano non deve essere motivo per rinunciare a mostre importanti qui a Pavia. Crediamo che i pavesi saranno contenti, per una volta, di non dover andare in altre città per vedere l' "Arte". E i turisti avranno una buona scusa per venire a Pavia». Con quale criterio sono stati scelti gli artisti in mostra? «Un criterio "democratico" con il quale abbiamo cercato di rispondere alle aspettative di un pubblico ampio e variegato: dall'intenditore e collezionista, all'avventore che non si è mai interessato all'arte più di tanto e magari vuole provarci». Quindi non bisogna essere intenditori per apprezzare PaviArt? «Non è indispensabile. L'intento è proprio quello di far capire alle persone che non è obbligatorio essere intenditori per apprezzare l'arte. Nulla vieta di affidarsi alle sensazioni, l'arte va "sentita". Un po' come nella musica: ascolto un'opera, posso non sapere chi l'ha scritta e chi la esegue, ma di certo posso decidere se mi piace e mi sta comunicando qualcosa. Allora mi verrà voglia di scoprire chi l'ha scritta, in quali altre versioni posso trovarla. Poi è chiaro che un collezionista guarda un'opera d'arte con un occhio più critico e con strumenti diversi, avrà altri termini di paragone e di valutazione. Ma questo fa parte dei vari livelli di fruizione dell'arte». Quali tipi di arte si troveranno in mostra? «Per questa prima edizione ci siamo concentrati su pittura e scultura. Per la prossima edizione abbiamo intenzione di coinvolgere anche la fotografia». Un nome di artista emergente? «Molto particolare è l'accostamento di un artista "vecchio" e un artista "giovane", nel progetto chiamato appunto "Il Vecchio e Il Giovane 2011-2014", dei due pittori Milo (il vecchio) e Luca Bonfanti (il giovane). Si tratta di un progetto d'arte itinerante con opere pittoriche realizzate sugli scritti del poeta Marcello Rossetti riguardanti le bellezze del nostro paese. Una sorta di cammino figurato, omaggio alla nostra penisola, da parte di due generazioni differenti». Qualche provocazione? «Ferruccio Gard porterà a Pavia un'opera che potrebbe diventare il "quadro-scandalo" di Paviart. In contrapposizione al celebre quadro di Gustav Courbet "L'origine del mondo", Gard sostiene che la vera origine del mondo non è la donna ma l'uomo. Per sostenere questa tesi prende a prestito gli attributi maschili di uno dei più famosi quadri del Caravaggio, "Amor vincit omnia", e compie la sua operazione artistica. Un'opera esplicita, ma affatto volgare. Il quadro si chiama "Caravaggio batte Courbet 1-0" e farà sicuramente discutere». Marta Pizzocaro