Piemonte, spese folli indagati 52 consiglieri Cota davanti ai pm

ROMA Si allarga lo scandalo dei rimborsi facili in Piemonte. Indagati altri 52 consiglieri regionali dopo i quattro a cui erano già stati notificati gli avvisi di garanzia. Tra loro, anche il presidente della Regione Piemonte, il leghista Roberto Cota. «Mi sono già recato spontaneamente dai pm», ha puntualizzato il governatore. A questo punto, tutti i gruppi del Consiglio regionale del Piemonte, compresi il Movimento 5 Stelle e l'Italia dei Valori, sarebbero coinvolti nell'inchiesta sull'uso dei fondi pubblici della procura di Torino. Peculato, finanziamento illecito dei partiti e truffa sono le accuse ipotizzate a vario titolo agli amministratori indagati che dal 6 maggio saranno convocati in procura per essere ascoltati. Gli unici consiglieri non coinvolti, a questo punto sarebbero solo sette su 60. L'inchiesta dei pm torinesi è iniziata nel settembre scorso ed era sfociata a dicembre negli avvisi di garanzia ai quattro consiglieri dei «monogruppi», Verdi-Verdi, Insieme per Bresso, Pensionati per Cota e Federazione della sinistra. Al centro dell'inchiesta 900mila euro di «spese pazze» dei consiglieri fatte tra maggio 2010 e settembre 2012, per le quali veniva chiesto il rimborso attingendo dai fondi pubblici a disposizione dei gruppi politici del Consiglio regionale del Piemonte. Dalle indagini delle Fiamme gialle sono emersi l'acquisto di tosaerba, videogiochi, consumazioni in bar delle Canarie, sedute in solarium. Perfino, le briglie per un cavallo, un vassoio d'argento, regalo per il matrimonio di un assessore comperato con i soldi dei contribuenti. Un cambio di pneumatici per auto, spumanti e panettoni e pure borse Louis Vuitton e gioielli Cartier. Chiarisce il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli: «Tra le varie posizioni individuali ci sono differenze, anche rilevanti, sia per la causale dei rimborsi, sia per l'ammontare complessivo». Senza dubbio la posizione del presidente della Regione, Roberto Cota resta quella più delicata. All'esponente del Carroccio vengono contestate «spese relative all'attività politica di consigliere regionale». Ha spiegato Cota: «La mia segreteria ha applicato una legge che esiste da decenni. Confido che la mia posizione verrà chiarita e sarà accertata la mia totale buona fede». Coinvolto anche un ex consigliere grillino, Fabrizio Biolé, ora iscritto al Gruppo Misto. «La procura mi contesta settemila euro di rimborsi per trasporti, quindi biglietti per treno e benzina. E' stato un errore contabile che risale al tempo in cui ero consigliere del Movimento 5 Stelle. Quando me ne sono accorto, ho restituito la somma». Anche lui dovrà comparire davanti ai magistrati il prossimo16 maggio.