Vino annacquato per vendere di più

Un'interpellanza per fare chiarezza sulla situazione dei dipendenti della Sit di Mortara. E' stata firmata e presentata dai cinque consiglieri di opposizione mortaresi – Reda Furlano, Marco Barbieri, Franco Varini, Fabrizio Giannelli e Roberto Robecchi – in vista del prossimo consiglio comunale. In particolare viene chiesto al sindaco Marco Facchinotti di relazionare sullo stato attuale delle contrattazioni sindacali e sulle modalità di attuazione della cassa integrazione. «E' un tema molto delicato – sottolinea Marco Barbieri – perché riguarda 250 dipendenti, molti dei quali di Mortara. Riteniamo che il sindaco debba essere informato sulla situazione della Sit e che quindi debba dare informazioni in merito a questo argomento». di Denis Artioli wGRAVELLONA Un'indagine partita a metà del 2012, da un'intuizione del Servizio antisofisticazioni vinicole della Regione Piemonte. Nasce lì il primo sospetto che gli investigatori hanno seguito fino ad arrivare alle Cantine Silva Snc di Gravellona. In particolare, dalla constatazione che una ditta di Invorio (Novara), la S.B.F., aveva aumentato in modo spropositato il commercio di vino con l'Inghilterra, rispetto alle proprie dimensioni e capacità. La frode, che ha procurato un giro di affari di oltre 10milioni di euro e un'evasione fiscale per circa 7milioni di euro, in sintesi funzionava così, hanno spiegato gli inquirenti: vino di modesta qualità era portato nelle cantine di Gravellona e alla Enorobica Snc di Bagnatica (Bergamo). Per essere esportato come vino Doc o Igt (con un rincaro del valore di 5-6 volte), veniva adulterato, per ottenere le gradazioni alcoliche idonee. Secondo le accuse, il vino veniva reimbottigliato anche nella Cantina di Gravellona, a seconda delle richieste che arrivavano dall'Inghilterra: dalla stessa vasca venivano estratti vini bianchi, rossi e anche rosati mescolando il bianco e il rosso. A volte il vino era "tagliato" con l'acqua, per moltiplicare la produzione. Niente di nocivo, è stato detto ieri, ma vino di qualità scadente, passato per ottimo vino italiano. Le due cantine italiane, inoltre, "vestivano" le bottiglie in modo da renderle particolarmente attraenti per gli acquirenti inglesi del settore della ristorazione e dei supermercati. In Inghilterra, è stato spiegato ieri, le casse arrivavano tramite camion, seguiti dagli inquirenti con sistemi Gps. Con una stessa bolla di accompagnamento, replicata più volte, venivano effettuati più viaggi, su camion frigorifero (per rendere più difficili i controlli). I documenti certificavano solo una minima parte del commercio con l'Inghilterra. Il resto era un vorticoso giro di soldi in nero che veniva riportato in Italia, secondo le accuse, dai camionisti. Nessuna bottiglia di vino adulterato è finita sulle tavole italiane. Ieri, i particolari dell'operazione sono stati spiegati dal procuratore, Alfonso Lauro, e dal sostituto Marcello Maresca, titolare dell'indagine. Presenti, il tenente colonnello Demetrio Conti, comandante del Nas del Nord-Italia, il capitano Paolo Belgi del Nas di Milano, Michele Aricò, dell'Agenzia Dogane, Enrico Zola, del Servizio antisofisticazioni vinicole della Regione Piemonte e l'enologo Francesco Zola, del Sav di Alessandria. C'era anche Claudio Milani di Coldiretti Pavia. L'indagine sulla frode ha portato agli arresti domiciliari di Roberto Silva, 63 anni, presidente della Cantina di Gravellona e del figlio Luca, 36 anni. Domiciliari anche per Vincenzo Pedone, 63 anni, di Curno (Bergamo), Angelo Fanelli, 55 anni, di Seriate (Bergamo), Sergio Basso, 46 anni, di Piobesi d'Alba (Cuneo), Franco Pilon, 51 anni, di Luserna San Giovanni (Torino), Jorge Torres, 51 anni, di Borgo Ticino (Novara), Mauro Baiguini, 57 anni, di Pisogne (Brescia) e Stefano Ruggeri, 34 anni, di Gavardo (Brescia). Ordinanze di custodia cautelare anche per Renato Fornara, 59 anni, di Arona (Novara), Mauro Gastaldo 51 anni, di Bosio (Alessandria), Marco Leonardi, 45 anni, di Varallo Pombia (Novara) e Livio Mazzarello, 52 anni, di Mornese (Alessandria), arrestato a Londra, dove ha sede la "Italian Wine Company Ltd", il ponte inglese del commercio dei vini "taroccati". Paolo Massone, presidente del Consorzio tutela vini dell'Oltrepo, commenta: «E' un sollievo sapere che non sono coinvolte le nostre zone di produzione, totalmente estranee a questa vicenda. L'indagine dimostra che i controlli funzionano e che viene tutelata la qualità del prodotto italiano». ©RIPRODUZIONE RISERVATA