Motta, dopo le botte al bimbo di 9 anni «I nostri figli non sono un branco di bulli»
«Quei bambini non sono bulli». Le famiglie di Motta Visconti, i genitori che hanno i figli nella stessa classe del bambino di 9 anni picchiato in oratorio, non condividono la definizione di «atto di bullismo». L'episodio che fa discutere il paese è quello accaduto in oratorio (nella foto) aspettando la lezione di catechismo, che ha fatto partire l'esposto al tribunale per i minori e che ha portato il bambino in ospedale. «Mio figlio è stato picchiato da tre bulli – ha raccontato la mamma del bambino che abbiamo chiamato Matteo, nome di fantasia per proteggere l'identità dei minori – lo hanno preso a calci in testa, come se fosse un pallone». Matteo è stato portato al pronto soccorso del San Matteo e ricoverato in pediatria. «Sicuramente quello che è accaduto è un fatto grave – racconta la mamma di un compagno di classe – la mani non vanno mai usate e bisogna risolvere i problemi a parole. E' stato un brutto gioco che è degenerato. Sicuramente il bambino ha preso un calcio, ma ha battuto la testa cadendo per uno spintone. Certo, non è normale agire in questo modo, ma non c'è nessun branco. Non è stato trattenuto con la forza». Le famiglie si sono incontrate con il parroco don Gianni Nava, per parlare e confrontarsi su quanto avvenuto. «Dalla descrizione fatta quei bambini sembrano dei teppisti – dice un altro genitori – ma non è così. E' stata una lite». La famiglia di Matteo e il bambino stesso però vivono questa situazione con disagio, con la paura. «E se mi picchiano ancora»? ha chiesto il bambino alla mamma poco prima della visita di controllo pochi giorni fa. «Se il tribunale per i minori farà un'indagine – sottolinea un'altra mamma – forse riuscirà a mettere in evidenza che qui non ci sono bulli». (ma.br.)