C'è la crisi, cause in calo in tribunale

Nel settore legale ora pesa anche la concorrenza degli avvocati romeni e spagnoli. «C'è addirittura chi prende la residenza in Romania, per poter avere il divorzio subito e magari spendere anche meno in pratiche legali – spiega un avvocato – In Italia bisogna prima separarsi e solo dopo tre anni si può avviare la pratica per il divorzio. Invece ci sono agenzie che con cinquemila euro di spesa si occupano di tutto, compreso il trasferimento della residenza in Romania». In campo sono scesi anche gli avvocati spagnoli: italianissimi, ma con una laurea conseguita al di là dei Pirenei che permette di esercitare senza passare dalle forche caudine dell'esame di abilitazione italiano. Un esame che falcidia ogni anno il 70 per cento dei candidati e che costringe gli aspiranti a ridarlo anche più volte perdendo così anni di professione. A Pavia per ora i legali che si sono laureati in Spagna ci sono, ma si contano sulle dita di una mano. E da ottobre difficilmente se ne aggiungeranno altri. Salvo sorprese, eccezioni e proroghe , in autunno anche Madrid si prepara a stringere le maglie per l'abilitazione professionale avviando master, pratica ed esame obbligatorio per chi vuole esercitare la professione legale. A quel punto la concorrenza sarù uguale per tutti. di Linda Lucini wPAVIA Si fatica a farsi pagare, diminuiscono le cause, si impiegano anni a farsi rimborsare le difese dallo Stato. Sta di fatto che anche tra gli avvocati è arrivata la crisi e ci sono studi che ora faticano a pagare le bollette. Del resto con meno soldi nei portafogli di aziende e famiglie, sono diminuite le consulenze legali, ma anche le cause che riguardano i piccoli crediti, così come è diminuita la litigiosità tra privati. Persino separazioni e divorzi sono in calo: «C'è chi fa il separato in casa perchè non ha i soldi per permettersi di pagare un altro affitto, gli alimenti e le spese legali», dice una divorzista. Prima per principio si intraprendevano azioni legali, ora si evitano per non affrontare una battaglia lunga e costosa. Chi ha redditi bassi, come prevede la legge, chiede allo Stato di pagargli l'avvocato. E sono in tanti a farlo: «I patrocini legali gratuiti sono in netto aumento», spiega Roberto Ianco, presidente dell'Ordine degli avvocati. La conferma arriva anche dal tribunale: «Sono sempre di più – dice il giudice Cesare Beretta – Persino noi siamo stupiti di quanto siano lievitate». Il problema è che poi lo Stato ci mette anni a saldare le parcelle: «Una fattura del 2010 mi è stata pagata nel 2012 – dice Pierluigi Vittadini – Intanto però Iva e Irpef le ho date allo Stato due anni prima. Una volta non era così, andavamo in Posta con la fattura autorizzata dal giudice e ce la pagavano subito». «Un patrocinio del 2009 mi è stato pagato nel 2012 – spiega Orietta Stella, consigliera dell'Ordine – Ci sono colleghi che attendono dallo Stato cifre attorno ai 10mila euro. Non so come sono messi i giovani avvocati, ma un importo del genere pesa non poco sul bilancio. Il fatto è che lo Stato paga finchè ha i fondi, poi si ferma fino a un nuovo stanziamento. E magari si inizia a pagare prima le fatture del 2013 dotate di nuovi finanziamenti, e si lasciano insolute quelle dell'anno prima in attesa dell'aggiunta di fondi per il 2012». Tra crisi e pagamenti a singhiozzo anche gli avvocati soffrono. «Siamo in troppi», dicono alcuni. «A Pavia ci sono più di 700 avvocati e 300 praticanti legali. Erano un terzo vent'anni fa – dice Roberto Ianco – Ma il problema vero è la crisi. Se in Italia chiudono 40 aziende al giorno, vuol dire che tutto il lavoro che queste imprese portavano ai legali è sparito. Sono calate moltissimo le compravendite e di conseguenza anche tutto l'indotto legale collegato. E, vista la riduzione dei redditi, negli studi c'è inevitabilmente stata una contrazione del personale. Per la categoria l'unica cosa che resta invariata sono gli studi di settore». Stando a quanto sostengono i legali pavesi, sono diminuiti i contenziosi per infortunista stradale, mentre tengono quelli legati a errori di medici e strutture sanitarie. Si è perso molto anche in materia di diritto del lavoro: le aziende non hanno più necessità di consulenze e i lavoratori spesso hanno le mani legate o accettano transazioni d'ogni tipo pur di portare a casa qualcosa. Non diminuiscono invece le impugnazioni delle cartelle esattoriali, ma questo anche perchè con una causa si ottiene la sospensione del pagamento. In netto calo invece le contestazioni delle multe: «Ora si pagano e non si impugnano più, anche se si ha ragione. Lo stesso per i decreti penali: si preferisce rateizzarli», spiega un avvocato. In materia penale, invece il lavoro non manca, ma si tratta di clientela non sempre solvibile o comunque povera di mezzi finanziari. «Ho seguito un'azienda, mia cliente storica, che sta per portare i libri in tribunale, fatico a pensare che parcella mettere fuori in una situazione simile. Probabilmente farò il lavoro gratis», dice un avvocato. A far scendere i ricavi, oltre alla crisi, è stata anche l'eliminazione dei tariffari legali sostituiti sì dalle nuove tabelle di riferimento, ma con cifre più basse rispetto al passato. «Prima il cliente sicuro era l'azienda – dice Orietta Stella – ora le imprese sono in ginocchio e la nostra categoria non ha la possibilità di recuperare le parcelle. Basta vedere quanti sono i fallimenti. La riforma forense si è innestata in un momento di crisi e anche chi ha studio avviato ha avuto una contrazione degli introiti». A stare peggio è la fascia dei legali tra i 30 e i 40 anni di età, avvocati che hanno una famiglia alle spalle, ma non uno studio con un solido plafond di clienti. «Io lavoro ne ho, ma il problema della categoria in questo momento è farsi pagare», dice Aurelio Monti, titolare di uno studio aperto dal 1920.