Delitto di Garlasco, sentenza oggi alle 10

di Anna Mangiarotti wGARLASCO Delitto Poggi, la sentenza della Cassazione verrà letta oggi alle 10. La Corte potrebbe confermare definitivamente l'assoluzione di Alberto Stasi, 29 anni unico imputato, accusato di aver ucciso la fidanzata Chiara. O disporre l' annullamento della sentenza di appello, con il processo da rifare davanti a un' altra sezione della Corte d'Appello: è stata questa, ieri a Roma, la richiesta del procuratore Roberto Aniello, alla fine di un'ora di requisitoria. Secondo l'accusa, l'assoluzione in appello è viziata da «evidenti illogicità», «lacune e incongruenze» e una «sopravvalutazione della prova scientifica». Alberto era in aula: ha seguito in silenzio e con attenzione, molto teso, tutta l'udienza durata quattro ore. Ma quando la Corte è andata in camera di consiglio, alle 19.30, ha saputo di dover aspettare ancora una notte per conoscere il suo destino. Una telefonata misteriosa. Sarebbe stato "incongruo" ad esempio il rigetto in appello dell'esame del capello castano chiaro trovato nella mano sinistra del cadavere di Chiara, morta a 26 anni. Il Pg ha anche ripercorso le chiamate fatte da Stasi la mattina dell' omicidio, il 13 agosto 2007. «Una serie di telefonate sia da fisso che da cellulare a intervalli cadenzati –ha detto – sette in un breve arco di tempo». E ancora: «Intorno alle 13.26, 13.27 - ha proseguito il sostituto procuratore generale - c'è stata una chiamata di Stasi al fisso della famiglia Poggi con una risposta muta di dodici secondi, data in automatico dal sistema di allarme» predisposto per attivarsi in tal senso. Stasi è quindi «rimasto in linea dodici secondi, un tempo non brevissimo - ha rilevato Aniello - ma interrogato non dirà mai di aver avuto questa risposta muta e di essere rimasto in linea». In base a questo quadro «è ragionevole dire che Stasi colto dal panico e credendo che la vittima si fosse ripresa sia entrato per controllare se Chiara fosse viva o morta». E forse »ha fatto i primi gradini della scala su cui si trovava il corpo evitando consapevolmente le macchie di sangue». Chiara conosceva il killer. Non ci sono dubbi che l'assassino di Chiara Poggi conoscesse bene la vittima e anche la casa del delitto, secondo l'accusa. Il Pg ha messo in evidenza come «non ci fossero in quel momento molte persone a Garlasco, e in ogni caso nulla è emerso su altri che potessero avere un movente per uccidere Chiara». Quindi, «se c'è un caso in cui le sentenze di merito palesano illogicità, lacune e incongruenze è questa. L'illogicità mina la ricostruzione della Corte d'appello» e «non consente al giudice di merito di avere una visione completa dei fatti». La sentenza di merito in appello avrebbe quindi i vizi denunciati sia dal procuratore generale che dalle parti civili neil ricorso in Cassazione. Prova scientifica sopravvalutata. Aniello ha puntato l'indice contro una «sopravvalutazione della prova scientifica, spesso di grande utilità, ma che in altri casi non porta a risultati apprezzabili» perché parte da «basi scientifiche approssimative» o «ci sono circostanze che limitano le possibilità di accertamento». Dove la prova scientifica è carente, devono avere spazio altre valutazioni. E ancora, «l'orario della morte di Chiara è stato individuato con larghissima approssimazione». E se «un insieme di test concorda nel definire alcune microtracce come ematiche, se non è stato accertato che provenivano da sangue dovevano essere effettuate ulteriori verifiche». Inoltre, «i giudici di merito hanno svalutato le conclusione dei pubblici ministeri sul dna della vittima trovato sul pedale della bicicletta di Stasi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA