Antonella Agnoli "Le biblioteche sono le piazze del sapere"
PAVIA «Leggere è un diritto di tutti. Ma perché davvero fosse così, bisognerebbe avere più occasioni per incontrare i libri e i luoghi preposti allo scopo dovrebbero essere le biblioteche, piazze del sapere pubblico per eccellenza». Sono i presupposti da cui parte Antonella Agnoli, ideatrice, direttrice ed esperta di biblioteche (sua è la progettazione del Civico.17 di Mortara) concepite come "piazze del sapere", che, questa sera alle 21 converserà sull'argomento, con la giornalista Letizia Bolzani, alla Sala dell'Annunciata (piazza Petrarca). L'iniziativa del Sistema Bibliotecario Pavese, rientra nel progetto "Leggere.Pavia", con il patrocinio della Provincia. Come si fa a far sì che leggere sia davvero un diritto di tutti? «Come prima cosa bisognerebbe avere più luoghi in cui incontrare i libri, a cominciare dalle scuole, per passare attraverso le famiglie, le bilioteche e le librerie che abbiano un facile accesso e anche, aspetto non meno importante, un certo "appeal". Chi già legge sa dove e come andare in cerca di libri, ma il punto è che bisogna portare nei luoghi dei libri, anche le persone che non li frequentano abitualmente. Serve un sistema dove i libri siano molto presenti, ma ancor prima, serve la volontà di farlo». Le biblioteche che ruolo assumono? «Le biblioteche sono il luogo pubblico per eccellenza, "le piazze del sapere", dove le persone hanno accesso a un bene fondamentale, che non è semplicemente il libro, il testo in sé, ma un'atmosfera, un modo di stare insieme, di consultare, di curiosare, di passare del tempo, di mettersi in relazione con gli altri. Questo vale per giovani, anziani, lavoratori e non: tutte queste categorie dovrebbe avere un motivo per frequentare una biblioteca». Le biblioteche italiane sono piazze del sapere? « In Italia c'è una forte tradizione legata alla biblioteca come luogo di conservazione dei libri, ma si cura assai poco l'aspetto delle relazioni con il pubblico, tradizione che invece è molto radicata nei paesi anglosassoni. Manca una politica nazionale orientata a far sì che le biblioteche rispondano ai bisogni quotidiani dei cittadini: corsi di lingue, di computer, occasioni per sentirsi parte attiva, e che rimangano aperte in orari comodi per il pubblico e non solo quando fa comodo ai dipendenti. Il grande successo dell'esperimento delle biblioteche aperte la domenica lo conferma». C'è qualche segnale di cambiamento? «Vedo dei segnali, forse perché la crisi sta portando a riscoprire alcuni valori. Vedo amministratori che, quando devono tagliare, s'interrogano e si rendono conto che le biblioteche contribuiscono a migliorarare il territorio. Chi ha investito in cultura ha risentito meno della crisi. (m. piz.)