Processo Greenway Comune parte civile contro Artuso

«Gli abbiamo già chiesto di dare le dimissioni dal Consiglio di amministrazione di Asm. Ora stiamo valutando se espellerlo dal partito». Antonio Ricci, segretario cittadino del Partito democratico, è molto critico nei confronti dell'ex consigliere comunale Alberto Artuso: «Devo dire che condivido la decisione della giunta di disporre la costituzione di parte civile del Comune di Pavia. Noi stiamo ancora discutendo sulla necessità dell'espulsione dal partito. La decisione spetta al comitato dei garanti che si riunisce a livello provinciale. La valutazione sull'estromissione dal partito verrà presa al termine di un'istruttoria». L'esponente del Pd, comunque, è stato convocato dai vertici del partito. «Ad Artuso abbiamo chiesto di fare un passo indietro. Ora, alla luce di quanto emergerà nel processo, verificheremo l'eventualità di assumere posizioni ancora più decise». di Fabrizio Merli w PAVIA Il Comune di Pavia si costituirà parte civile nel processo contro Alberto Artuso, l'ex consigliere comunale Pd rinviato a giudizio con l'accusa di abuso d'ufficio insieme a Natalina TRabatti e Alessandra Danelli, sue parenti o congiunte. La decisione è stata presa ieri, nel corso della riunione di giunta. L'incarico è stato affidato all'avvocato Anna Cicala. Il processo a carico di Artuso, che siede anche nel Consiglio di amministrazione di Asm, inizierà il prossimo 24 aprile. L'ipotesi sostenuta dalla procura della Repubblica di Pavia è semplice. Artuso non si sarebbe astenuto dalla votazione quando, in Consiglio comunale, si discuteva di un progetto per costruire due palazzine e 14 villette su terreni di proprietà delle due sue parenti. Si trattava del progetto denominato Greenway, poi approvato dalla maggioranza di centrodestra e congelato dalle pronunce del Tar della Lombardia e del Consiglio di Stato. Artuso, che ai tempi della giunta Capitelli fu anche presidente della commissione territorio, è difeso dall'avvocato Piermaria Corso, e non condivide le conclusioni del pubblico ministero. «Mi contestano di avere votato quattro volte – aveva spiegato Artuso – di cui una nel 2004, una nel 2006, una nel 2009 e l'ultima nel 2010. Bene, nel 2009 e nel 2010 non facevo più parte del Consiglio comunale che era stato sciolto a seguito della crisi della giunta Capitelli. Ero nel Consiglio di amministrazione di Asm, per cui non vedo come avrei potuto votare su quella lottizzazione. Nel 2006 uscii al momento del voto, e questa circostanza è chiaramente riportata sul verbale della seduta. Resta il voto del 2004. In quell'occasione si valutavano solo norme tecniche di attuazione, generiche quindi. Prima del voto, il mio capogruppo chiese al segretario comunale se io e altri consiglieri comunali potessimo partecipare, e il segretario disse che non vi erano problemi».