Crisi, altra impennata degli sfratti
di Maria Fiore wPAVIA La crisi trasforma in miraggio anche il bisogno di un tetto sulla testa. Lo sanno bene le decine di sfrattati che ogni venerdì mattina affollano il corridoio del primo piano del tribunale di Pavia, con la speranza di riuscire a restare ancora nell'appartamento preso in affitto anni fa, quando il lavoro c'era ancora. «La perdita del posto di lavoro è tra le principali cause della difficoltà a pagare l'affitto – spiega il giudice del Tribunale Andrea Pirola, che si occupa proprio delle udienze di convalida degli sfratti –. Non si riesce far fronte alla rata mensile e i debiti si accumulano». E, rispetto allo scorso anno, sembra andare anche peggio. Secondo i dati forniti dalla stessa cancelleria del tribunale, nel 2012 sono stati 683 gli sfratti convalidati per morosità (che rappresentano il 99 per cento per totale) o per finita locazione. Di questi, 559 sfratti hanno riguardato l'abitazione privata e solo una piccola percentuale ha riguardato immobili a uso commerciale o altro. Nei soli primi tre mesi del 2013, quindi fino alla fine di marzo, si sono già tenute 197 udienze di convalida degli sfratti. Di queste, 181 hanno riguardato la casa. Il che significa che solo 16 convalide hanno riguardato persone che non fossero semplici cittadini che non sono più in grado di pagare il canone di locazione per la propria abitazione. Il trend, se confermato, vedrà un aumento nel 2013 di circa il 30 per cento delle convalide. E la situazione non cambia se si passa ai numeri sulle ordinanze di sfratto, cioè gli sfratti che diventano esecutivi. Nel 2012 sono stati 485, mentre nei primi mesi del 2013 la cancelleria del tribunale è già a quota 115. «Si arriva in tribunale con morosità anche molto consistenti, di 4 o 5mila euro – dice il giudice Pirola –. Questo anche perché l'intimazione da parte del proprietario, che ha un costo, non viene quasi mai fatta con poche rate non percepite». Lo scopo, per chi si presenta in tribunale, è ottenere i cosiddetti termini di grazia, cioè tre mesi di proroga per sanare le morosità. «Se in questo periodo l'inquilino riesce a estinguere tutto il suo debito il contratto resta in essere e il procedimento decade – spiega il magistrato –. Quanti sono quelli che riescono a pagare tutto il debito? Davvero pochi. Anche perché si arriva a questo punto con una situazione economica difficile, e quindi solo un prestito o la ripresa di un lavoro perduto possono cambiare le carte in tavola». @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA