UN PARTITO IN TEMPESTA ALLA PROVA
di RENZO GUOLO Si gioca nel Pd la partita per il Colle. Renzi spariglia i giochi e, forte di un numero di parlamentari che possono diventare franchi tiratori, manda in fibrillazione la strategia di Bersani. Il segretario democratico punta, almeno nei primi scrutini, a un'intesa che porti al Quirinale un inquilino non sgradito a Berlusconi: Amato è il nome più probabile. In cambio Berlusconi dovrebbe consentire la nascita del governo. Una prospettiva che allontanerebbe quelle elezioni anticipate cui Renzi punta decisamente. A proposito di candidati, il sindaco di Firenze ha già sbarrato la strada a Marini, sostenendo che non basta essere cattolici per garantire gli italiani e che comunque l'ex-presidente del Senato appartiene alla casta da rottamare; ma anche alla Finocchiaro, trasformata in Lady Ikea, che, assai adirata, ha reagito dandogli del miserabile. Renzi è tentato dal contrapporre Prodi a Amato, convinto non solo che il fondatore dell'Ulivo abbia la caratura internazionale necessaria per succedere a Napolitano ma anche che Prodi al Quirinale significherebbe uno schiaffo irricevibile per Berlusconi. E dunque un viatico per le agognate elezioni anticipate. Unica remora, l'ipotesi di un patto segreto tra i due leader emiliani; e che, una volta sul Colle, Prodi possa comunque mandare Bersani alle Camere per formare un governo di minoranza che trovi l'appoggio del M5S o, più realisticamente, una maggioranza variabile che comunque allontanerebbe la prospettiva delle urne. Un'ipotesi che diventerebbe casus belli, tanto che i renziani prospettano l'eventualità di non votare un simile governo guidato dal segretario Pd. Decisione che, inevitabilmente, porterebbe a una scissione. Anche l'elezione di Amato metterebbe fuori gioco Bersani. Il segretario del Pd ha detto che non ritiene praticabile quelle larghe intese che l'elezione del Dottor Sottile condurrebbe con sé...Dunque, non guiderebbe un simile esecutivo. Resta il fatto che un governo bipartito allontanerebbe il ritorno al voto. Renzi non è certo un antiberlusconiano a priori, ma in funzione della corsa per Palazzo Chigi, l'oggettivo interesse del Cavaliere a una tregua politica con Bersani, cozza contro i suoi progetti. Oltretutto il Pdl teme Renzi possa intercettare voti nell'elettorato di centrodestra. Da qui la prudenza del Cavaliere nel rovesciare il tavolo. Dunque, la scelta di Renzi non è facile. Sbagliare mossa significa perdere un treno che potrebbe non passare più o, comunque, molto più in là nel tempo. Da qui l'asprezza polemica nei confronti del leader del Pd e di altri esponenti del partito. Nell'incontro di Firenze D'Alema ha provato a offrigli un patto: un governo di scopo con il ritorno al voto in autunno. Ipotesi che pure spingeva all'angolo Bersani, ma il giovane sindaco non si è sentito garantito a sufficienza dall'uomo che voleva, e credeva, di rottamare. Da qui lo scarto in avanti delle ultime ore. Resta, inoltre, l'incognita del M5S, sempre più pressato da un elettorato che chiede ai " cittadini" di contare e non ritirarsi in un aventinismo senza Aventino. Dopo il quarto scrutinio, i grillini potrebbero smettere di votare il candidato di bandiera. In tal caso Prodi, che pure è emerso nelle consultazioni on line, potrebbe ottenere i loro voti, o almeno parte di essi. Comunque vada, il rischio è che il Pd si divida. Il braccio di ferro tra il segretario e il rottamatore, rischia di condurre alla catastrofe del centrosinistra, ancora scioccato dalla "non vittoria" delle politiche. La stessa candidatura di Barca, che lievita nei consensi ed è destinato a diventare punto di riferimento per la sinistra interna e in futuro dei bersaniani senza Bersani in funzione antirenziana, funge da catalizzatore del confronto interno. Alla vigilia delle elezioni presidenziali, un tempo grande arena dei giochi delle correnti Dc, il Pd è nella tempesta. L'unica via d'uscita sarebbe la scelta di un nome rappresentativo che obblighi gli altri partiti a aderirvi. In caso contrario il Pd rischia di subire una candidatura altrui. Questo è il compito della principale forza politica del paese. Se anche andasse male, avrebbe avuto almeno dalla sua quella chiarezza che ha latitato in queste convulse settimane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA