Senza Titolo
di PIERANGELA FIORANI Non era solo la primavera arrivata in ritardo e pur quasi inaspettata. Erano piuttosto quell'oggetto che tanti, di ogni eta, avevano in mano o sottobraccio. Quel gesto che tanti facevano di aprire libri, di leggerli. O solo di fermarsi ad ascoltare qualcuno che sfogliava per tutti delle pagine e, per tutti e a tutti, leggeva. E successo qualcosa sabato sera che ha svegliato Pavia. e sappiamo tutti quanto la citta ne abbia bisogno. Si, Pavia ha avuto voglia di stare sveglia per qualche ora in più. E di incontrarsi. In nome di quel semplice gesto che da individuale diventava collettivo. Il merito e di un'insegnante che già negli anni di scuola ha regalato la passione della lettura a generazioni di bambini che ancora ricordano quel quarto d'ora di lettura gratis che apriva ogni mattina le lezioni. Quella maestra (si chiama Daniela Bonanni, friulana di origine e pavese di adozione) ha cominciato qualche mese fa a raccontare il suo sogno: quello di fare della lettura un rito collettivo per la città. Leggere.Pavia. Ecco il nome di un progetto che ha cominciato a camminare grazie alla sua ostinazione, alla sua capacità di coinvolgere tanti. A cominciare dalla scuole che hanno declinato in modo meraviglioso il proposito (cito per tutte la lettura di Dante in tutte le lingue rappresentate dagli studenti della media Angelini). Poi le biblioteche, le librerie, le associazioni. Si sono lasciati coinvolgere anche molti commercianti cui è piaciuto il gioco di creare vetrine letterarie. Ancora, bar e ristoranti che hanno interpretato ricette di famosi scrittori gourmet. Ne è venuta fuori una serata di movida non piu subita, non più criticata, ma vissuta e declinata con modalità nuove che hanno aperto le porte anziché sbarrarle. Ha fatto molti chilometri la bicicletta di Daniela per spiegare, per convincere. E sabato mentre passeggiavo per le vie del centro mi sono tornati in mente i librai-editori Corraini che quasi 20 anni fa vennero a raccontare a Repubblica Milano il loro progetto del Festivaletteratura che oggi è ormai un evento mondiale, che gli scrittori non possono e non vogliono mancare. Pavia ha dimostrato fin dagli anni Settanta di saper fare festival. Noi che allora eravamo ragazzi con tanta voglia di partecipare non l'abbiamo dimenticato. Nulla però si può ricreare "tel quel". Lo sappiamo. E abbiamo anche esempi piu recenti che hanno scoraggiato molti piu che trascinare. Ma ripartire si può. Anche dal piccolo. Con budget zero. Senza pretesa di fare business. Si sono mosse associazioni, bibliotecari, insegnanti in questi mesi. tutta gente che sa di non poter contare su tanti soldi ma ha ben chiaro il valore della condivisione anche con pochi mezzi. In nome di una passione per la cultura, che è prima di tutto condivisione di passioni. Abbiamo luoghi meravigliosi da tenere vivi. La voce dei poeti e degli scrittori, insieme alla musica (e molta ne produciamo anche in casa) sono la colonna sonora migliore per continua a provarci. Evviva allora se anche pochi, felici "rompiscatole" come Daniela ci incitano a non arrenderci.