Garlasco, rivolta in mensa Poca carne, cibo insipido

Il piano nutrizionale dell'Asl a cui si ispira il menù delle elementari Poma parla chiaro. Per gli scolari da sei a 12 anni, una porzione di pastaasciutta non deve superare i 70 grammi, come per il risotto, l'orzo e il farro. Quanto al pane non ne vanno mangiati più di 50 grammi, 200 nel caso del trancio di pizza. Per il pesce, e per pesce l'Asl indica sogliola, platessa, tranci di merluzzo, la quantità è di 100 grammi. Bene il pollo e le carni bianchi , purché si resti attorno agli 80 grammi per porzione, idem per il manzo, che però non oltre i 70 grammi, mentre la razione del ragù deve mantenersi entro i 20 grammi. GARLASCO «Troppi legumi, gli stessi ortaggi cucinati in tutte le salse per tre giorni di fila, zero sale, e dei primi piatti semiliquidi di verdure che i bambini non mangiano. Risultato? C'è chi in mensa consuma solo pane». La protesta parte da alcuni dei 400 genitori con i figli al refettorio delle scuole elementari di via Toledo. Le lamentele, spiegano loro, «arrivano anche dagli insegnanti e vanno avanti da tempo». Ora però queste famiglie chiedono che il menù venga modificato, «perché la mensa ci costa e i bambini devono poter sedersi a tavola volentieri». Il Comune, dal canto suo, è pronto a elaborare una proposta alternativa da inoltrare all'Asl, che ha approvato il piano nutrizionale adottato a Garlasco due anni fa, quando il servizio è passato di mano dalla francese Sodexo alla ditta bergamasca Jd service Italia, sulla base di precisi criteri ispirati al mangiar sano, come per l'appunto dare la priorità alle verdure di stagione e il pesce, e mettere al bando i formaggi fusi, le paste ripiene e qualsiasi tipo di scatolame. Sano è sano. Nessuno dei genitori che si fa avanti lo mette in discussione. Anche le porzioni rispondono alle grammature consigliate dai nutrizionisti Asl per i ragazzini da 6 a 12 anni. Quindi? «E' la totale assenza di appetibilità dei piatti che mettiamo in discussione – interviene una mamma - va bene mangiare correttamente ma così è imporre un rigore che poi finisce per vedere i bambini sfogarsi la sera a cena». Il pasto in mensa costa da un euro e 50 centesimi a 4 euro a seconda delle fasce Isee. Un menù settimanale invernale per esempio apre il lunedì con pasta all'olio extravergine, frittata con zucchine, erbette, pane, frutta; secondo giorno: pizza, formaggio, zucchine, pane, frutta; terzo giorno: pasta di zucchine, merluzzo, insalata, pane, frutta; quarto giorno: passato di verdura, arrosto, patate che, tra l'altro, sono ammesse solo due volte al mese e dopo un primo in brodo. A scuola il personale giura che i bambini non lasciano nulla nel piatto. E lo stesso assicura Riccardo Mascherpa, rappresentante dei genitori nella commissione mensa: «Ho invitato più volte gli scontenti a sollevare le criticità nelle sedi opportune, però non lo fanno». L'assessore alla partita Giuliana Braseschi conferma di aver raccolto più di una lamentela: «Il menù bio – ammette - rispetta criteri molto rigidi e l'appetibilità ne risente, è vero. Aspetto i genitori per parlarne, però si rivolgano a me, Mascherpa o la coordinatrice Rita Motta. Protestare così è inutile». Simona Bombonato