Gli editori: «Sostenere la carta»

ROMA Cinque anni di crisi, con un crollo tra il 2008 e il 2009. Poi una discesa negli ultimi anni più lenta per il settore della carta in generale, più accentuata per la stampa. A pesare, oltre alla minore propensione alla spesa per i prodotti culturali e al tracollo della pubblicità (scesa del 17,7% nel 2012 e ancora in forte ribasso a inizio 2013), anche l'erosione del mercato dovuta ai nuovi media digitali. La fotografia della filiera della carta è stata scattata nel corso del convegno "Carta & web: l'integrazione tra scelte strategiche e tecnologiche", organizzato dalla Fieg, insieme alle associazioni di settore Acimga, Aie, Anes, Argi, Asig, Assocarta e Assografici. Tra le loro richieste - elencate nella relazione di Alessandro Nova, docente alla Bocconi - oltre a incentivi all'innovazione (rifinanziamento del credito agevolato e credito d'imposta), sostegno alla lettura (detassazione dell'acquisto di libri e giornali) e misure anticongiunturali (credito carta e credito per investimenti pubblicitari sulla stampa). «Chi governerà il Paese - ha detto il presidente Fieg, Giulio Anselmi - non deve fare regali al settore, ma sostenere la transizione al digitale. La strada è l'integrazione tra carta e digitale, guardando ai progetti più che ai soggetti, senza perdere di vista la qualità. Ho una sola preoccupazione, che ci sia un interlocutore politico che riconosca l'informazione come bene collettivo». Nonostante la crisi, la filiera mantiene un posto di rilievo nell'industria nazionale. Il fatturato del 2012 ha raggiunto i 32,9 miliardi di euro con 213mila addetti e un'occupazione indotta di 527mila unità. «Il mondo del web - ha sottolineato Anselmi - è il nostro naturale interlocutore, ma la carta rappresenta ancora il 90% dei ricavi del settore. Fino a che la componente cartacea sarà così rilevante, sarà bene non dare per perduta la partita. Il cuore del settore resta la carta». Il sottosegretario all'Editoria, Paolo Peluffo, sottolineando l'importanza dei recenti interventi normativi, ha ricordato che, dopo le ultime modifiche, l'Italia «è il paese con il più modesto sostegno all'editoria in Europa». «Dai 600 milioni del 2007 si è passati ai 150 attuali, contro il miliardo e più della Francia - ha proseguito -. Meno di così non si può dare. Il contributo è essenziale non solo per il pluralismo, ma anche per la difesa della lingua italiana». Nel dibattito sono intervenuti Giorgio Lainati del Pdl e Vincenzo Vita del Pd.