Per Gina e Salem arriva la casa
PAVIA Dopo cinque mesi vissuti con la paura di finire in mezzo a una strada da un momento all'altro, ieri hanno firmato il contratto per un alloggio popolare per cui erano in graduatoria. Fino all'anno scorso Salem Naser e la moglie Gina Oliva, facevano fatica a tirare avanti, ma ci hanno sempre provato. Hanno due figli loro e due figlie orfane della sorella di Gina in affido dal 2001: dopo aver scoperto che nell'istituto che le accoglieva venivano maltrattate, a una di loro è rimasto un disturbo del linguaggio, è invalida. Stamattina restano in attesa dell'ufficiale giudiziario per l'ultimo sfratto, quello definitivo, ma dall'Aler hanno avuto rassicurazioni che entro una settimana avranno le chiavi del nuovo alloggio e potranno traslocare. In mezzo, da novembre a ieri, una via Crucis fatta di attese, paura, rabbia, file agli sportelli e colloqui con assistenti sociali, operatori, sindacato e l'assessore. «Siamo davvero sollevati – spiega Salem, finalmente sorridente dopo mesi di tensione tra il lavoro che non c'è e la paura di restare in mezzo a una strada – Abbiamo firmato con Aler per una casa più piccola perché per sei persone non c'erano alloggi disponibili. Ma il figlio più grande ha trovato una sistemazione». «Avevamo detto che ci bastava una stanza per dormire, in attesa dell'assegnazione – spiega Gina – A Pavia non ci sono case per nuclei familiari numerosi. Ma grazie al lavoro dell'assessorato ai servizi sociali avremo un tetto sotto cui dormire e una casa che ci potremo permettere». Salem Naser, 52 anni, lavora in una cooperativa che sta in fiera a Milano. Prendeva uno stipendio con cui, tirando la cinghia, si viveva tutti. Poi la crisi, la riduzione del salario la cassa integrazione fino al trenta giugno. La figlia più grande, 21 anni, lavora part time per poche centinaia di euro, quella di 18 studia come la più piccola, 16 anni, invalida civile con una pensione di 277 euro al mese. C'è anche un fratello grande, 23 anni: fuori casa cerca di sopravvivere con uno stipendio part time. «Ora speriamo di poter tornare a respirare» ringraziamo tutti quelli che ci hanno aiutato». a.ghezzi@laprovinciapavese.it