Pacco bomba a La Stampa, poteva ferire

Sarebbe potuto esplodere l'ordigno artigianale recapitato ieri mattina con il primo giro di posta alla redazione de «La Stampa» di via Lugaro a Torino. Non hanno dubbi gli artificieri dei carabinieri e della digos chiamati ad esaminare il pacco - con dentro un porta cd di colore grigio, un meccanismo a strappo e una quarantina di grammi di polvere pirica - che per fortuna ha attirato i sospetti di un dipendente dell'amministrazione, messo in allarme dalla mancanza dell'annullo sui francobolli e dall'assenza del mittente: difficile dire perchè l'innesco non ha funzionato ma sicuramente se il plico, confezionato artigianalmente ma con competenza, fosse esploso avrebbe potuto ferire seriamente qualcuno. I dipendenti del primo piano, quello degli uffici amministrativi, sono stati immediatamente evacuati per poi rientrare appena la bomba è stata resa innocua e portata via. Al momento nessuno ha rivendicato il gesto e gli investigatori non si sentono di escludere alcuna ipotesi ma episodi analoghi, con involucri non troppo diversi da quelli spediti al quotidiano, sembrano ricondurre alle tecniche usate in passato dalla Fai, la Federazione anarchica informale. È «un brutto episodio, su cui spero sia fatta presto piena luce», ha commentato il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota. Di «gesto vile e violento, che testimonia la miseria morale e umana di chi lo ha pensato e messo in atto» ha parlato il sindaco di Torino, Piero Fassino. Per il direttore de «La Stampa», Mario Calabresi, è un «segnale preoccupante»: il pacco - ha sottolineato - «poteva ferire un ragazzo che fa il fattorino, questo è un dato che deve far riflettere chi pensa di fare queste proteste contro il potere».