Interrogate le impiegate dei servizi sociali
Furto di una betoniera in Strada Scagliona. Il colpo è stato messo a segno la scorsa notte ed è stato denunciato negli uffici della questura. I ladri hanno preso di mira la sede della ditta di calcestruzzi «Breton» e si sono allontanati senza lasciare tracce. Le indagini sono in corso. Il colpo è stato messo a segno, la scorsa notte tra mezzanotte e le sei e mezza, nella sede della Breton. Gli scassinatori hanno forzato il cancello d'ingresso e sono riusciti ad entrare. Una volta all'interno si sono impossessati di una betoniera e sono fuggiti senza lasciare tracce. PAVIA Prosegue l'inchiesta dei carabinieri per la sottrazione del bambino di quattro anni portato in Tunisia dal padre. Ieri sono stati interrogate alcune impiegate e funzionarie dell'ufficio servizi sociali del Comune di Pavia. Loro conoscono bene la vicenda. La madre, una donna di 37 anni che abita in città, aveva infatti chiesto un contributo economico perchè era in difficoltà finanziarie. Era stata aperta una pratica e la donna si era presentata spesso negli uffici dell'assessorato in compagnia del convivente tunisino. I carabinieri stanno cercando di valutare ogni indizio per capire come sia maturata la decisione del padre di lasciare il bimbo in Tunisia dove è stato già iscritto ad una scuola islamica. La madre ha sporto denuncia al comando dei carabinieri e sembra che, alcuni mesi fa, abbia avuto un contatto con uno zio dell'ex convivente. L'uomo, che vive in Svizzera, le aveva detto che i parenti erano anche disposti ad ospitarla in Tunisia per pochi giorni all'anno affinchè potesse vedere il figlio. Lei aveva rifiutato. La vicenda era iniziata il 23 dicembre dello scorso anno quando il padre, d'accordo con la convivente, era partito per la Tunisia con il bambino. Lei non si era opposta perchè riteneva che anche i nonni paterni dovevano conoscere il piccolo. L'accordo era che padre e figlio sarebbero dovuti ritornare a Pavia nei primi giorni di gennaio. Per due settimane non c'erano stati problemi: la mamma aveva potuto parlare regolarmente al telefono con il figlio e con il convivente. Ma verso il dieci di gennaio aveva scoperto la verità: l'uomo non voleva più rientrare in Italia e aveva già iscritto il piccolo ad una scuola d'infanzia tunisina. La mamma aveva cercato disperatamente un contatto ma il telefono era stato disattivato.(a. a.)