Truffa dello specchietto «Così mi hanno ingannata»
di Filiberto Mayda wMORTARA Truffa dello specchietto: a processo ieri mattina Giuseppe Fiasché 20 anni, presunto complice del fratello Michele, 22 anni, il nomade che fu arrestato il 20 marzo 2011, in flagranza di reato, per un caso analogo e poi condannato in un diverso procedimento. Nell'udienza di ieri ha testimoniato C.D., residente a Mortara. La donna è una delle tante vittime della cosiddetta truffa dello specchietto. Il racconto della donna è chiaro, dettagliato, e spiega bene come i truffatori riescano facilmente a raggirare persone del tutto lucide, almeno fino a quel momento. Dunque, in quel giorno piovoso di febbraio la donna sta guidando da Vigevano verso Mortara, quando sente una botta, come se avesse preso un sasso. «In quel momento non ci ho fatto caso - racconta al giudice Stefano Scati, che la segue con attenzione - ma qualche minuto dopo, alla frazione Casoni Sant'Albino, ho visto nello specchietto retrovisore un'auto farmi le luci e poi affiancarmi...». A bordo ci sono due uomini, il conducente scende dall'auto e si dirige verso la donna. Le parla attraverso il finestrino: «Ha visto cos'ha fatto?», dice, mostrando lo specchietto distrutto della sua Alfa 147. La donna quindi scende dall'auto, accenna a voler chiamare prima il marito, poi l'assicurazione. «Lasci stare l'assicurazione, è un pezzo caro, ci vorranno 250 euro, la chiudiamo tra di noi. Andiamo al Bancomat direttamente a prelevare...». Sarà la pioggia, sarà lo spavento, sarà che quando torna in auto trova il complice già seduto sul sedile posteriore. Sta di fatto che, con i due a bordo, uno dietro e l'altro di fianco, guida fino a centro commerciale Bennet dove, scortata da quello che era il conducente dell'Alfa 147, va a ritirare i soldi e li consegna, mentre il complice resta nella sua auto. Poi, i due salgono a bordo di una macchina, che probabilmente li aveva seguiti, e se ne vanno. «Quando sono tornata a casa ho raccontato tutto, e mi hanno detto che ero stata truffata. Anche la mamma di una bambina che va all'asilo con mia figlia ha avuto la stessa disavventura», ammette la donna davanti al giudice Scati. Poi, denuncia ai carabinieri, indagini, un arresto, una condanna. Ieri in aula c'erano anche tre testimoni della difesa: tutti hanno giurato che l'imputato, il giorno della truffa, era a Torino. Sono suoi amici, suoi parenti. Processo rinviato per la discussione e la sentenza al 25 giugno.