Pensione troppo lontana i pavesi contano i giorni
di Marianna Bruschi wPAVIA Dalla richiesta dell'«opzione donna» al riscatto della laurea, poi il caso di chi è in mobilità, di chi ha raggiunto gli anni di contributi ma non sa se potrà andare in pensione. Al filo diretto con l'ex direttore dell'Insp di Pavia, Remo Epifani, sono arrivate decine di telefonate. Ma anche numerose mail. Domande e risposte che possono essere utili a chi si trova in una situazione simile. I salvaguardati. La signora Daniela segnala di raggiungere i 40 anni di contributi con il mese di giugno 2013, grazie anche ai versamenti volontari effettuati in base all'autorizzazione ricevuta ad aprile 2011. Potrà rientrare nel gruppo di 55mila salvaguardati? «Coloro che saranno compresi in questo gruppo – spiega Epifani – come la signora Daniela potranno conseguire il pensionamento con i requisiti vigenti prima della riforma Fornero. La risposta da dare alla signora Daniela è potenzialmente positiva. «La concreta inclusione nel contingente di 7.400, che, all'interno del gruppo dei 55mila, è riservato agli autorizzati ai versamenti volontari in data anteriore al 4 dicembre 2011 è subordinata, come noto, alle risultanze della verifica, con il collegato monitoraggio, che effettuerà l'Inps. L'inserimento nel contingente non è subordinato ad alcuna domanda: l'Inps procederà d'ufficio alla verifica dei potenziali beneficiari della salvaguardia». Per essere tra i beneficiari, in questo caso, si deve avere almeno un contributo volontario alla data del 6 dicembre 2011, non aver ripreso il lavoro e maturare la decorrenza della pensione, nel periodo compreso tra il 24esimo e il 36esimo mese successivo alla data di entrata in vigore della riforma. La signora vi rientra se raggiunge i 40 anni di contribuzione a giugno 2013. Lavoratore in mobilità. Maurizio è un lavoratore in mobilità. Potrà essere tra i salvaguardati? Nella sua mail Maurizio segnala che l'Inps gli ha comunicato la sua inclusione nel numero dei salvaguardati per il suo profilo (lavoratore collocato in mobilità sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 4 dicembre 2011) e pertanto avente diritto ad accedere al pensionamento con i requisiti vigenti prima della riforma Fornero. L'Inps deve poi mandare una seconda lettera in cui scrive la data della pensione. «Il signor Maurizio può essere rassicurato – spiega Epifani – Come ha precisato lo l'Inps con la lettera inviata». L'opzione donna. La signora che via mail si sigla T.F. segnala che andrà in pensione con il mese di maggio 2013 con l'«opzione donna»: servono 35 anni di contributi e 57 di età, che diventano 58 anni per le lavoratrici autonome, a condizione che "optino" per il sistema di calcolo contributivo. A requisiti anagrafici da quest'anno 2013 si aggiungono ulteriori 3 mesi per l'adeguamento agli incrementi della «speranza di vita». Quando potrà andare quindi in pensione? «Se l'indicazione del mese di maggio 2013, come da lei segnalato, rappresenta verosimilmente l'epoca in cui ha maturato i requisiti richiesti per la pensione di anzianità con l'opzione donna – spiega Epifani – per poter riscuotere la prima rata di pensione dovrà attendere che trascorrano i successivi 12 o 18 mesi, a seconda che lei abbia maturato il diritto alla pensione come lavoratrice dipendente od autonoma, in quanto alla pensione in argomento si applica, ai fini della decorrenza, la cosiddetta "finestra mobile" nella misura appena precisata». Se il mese di maggio 2013 rappresenta invece la decorrenza della pensione, perché così le è stato indicato, la riscossione della prima rata di pensione potrà coincidere con lo stesso mese di maggio 2013. 33 anni da artigiana. La signora Giovanna, di 61 anni compiuti, segnala di possedere come lavoratrice autonoma (artigiana) circa 33 anni e mezzo di contributi, ai quali potrebbero aggiungersi altri 14 mesi, per attività di lavoro come dipendente, ma i cui contributi non risultano presenti negli archivi assicurativi dell'Inps. Quando potrà andare in pensione? « La risposta che viene fornita non considera la contribuzione relativa al periodo di lavoro dipendente, per la quale si suggerisce alla signora Giovanna di effettuare comunque ogni utile ricerca presso gli uffici dell'Inps – spiega Epifani – con l'aiuto di ogni documentazione di lavoro in suo possesso. Anche senza questa contribuzione da lavoro dipendente la signora Giovanna potrà maturare il diritto alla pensione di vecchiaia come lavoratrice autonoma al raggiungimento di 66 anni e 1 mese, cioè a dicembre del 2017, essendo lei già in possesso del richiesto requisito contributivo di 20 anni. La pensione verrebbe liquidata usando tutti i contributi versati fino alla predetta epoca di dicembre 2017 e la sua decorrenza fissata al primo del mese successivo a quello di perfezionamento dei requisiti cioè al 1°gennaio 2018. Per la pensione anticipata la signora Giovanna dovrebbe raggiungere un'anzianità contributiva valutata a poco più di 42 anni e pertanto nel 2020 o 2021 a seconda se lei avrà potuto o meno recuperare la contribuzione da lavoro dipendente». Lavoratore dipendente. Il signor Massimo chiede di conoscere quando potrà andare in pensione segnalando di possedere, verosimilmente con riferimento a tutto il 2012, «36 anni di contribuzione versati come lavoratore dipendente incluso l'anno in cui ha prestato il servizio militare». Quando potrà andare in pensione? «La prospettiva pensionistica più veloce che si presenta al signor Massimo è quella di conseguire il diritto alla pensione anticipata al raggiungimento dell'anzianità contributiva di 43 anni e 2 mesi per lui prevista a febbraio 2020 – spiega Epifani – continuando a lavorare. Per la pensione di vecchiaia dovrebbe attendere invece il compimento di un'età anagrafica non inferiore a 67 anni. Poiché egli maturerebbe il diritto alla pensione anticipata quando ha già compiuto i 62 anni di età, sull'importo di questa pensione non verrebbe effettuata nessuna riduzione». Licenziato, mobilità per 3 anni. Alberto segnala che al 31 maggio 2012, quando aveva poco meno di 53 anni di età, aveva anche maturato 36 anni e 7 mesi di contribuzione come lavoratore dipendente. Dopo la predetta data egli era stato licenziato e collocato in mobilità per la durata di 3 anni. Che prospettive pensionistiche avrà? «Egli potrebbe rientrare tra i salvaguardati – spiega l'ex direttore dell'Inps – sempre che i relativi accordi siano stati stipulati entro il 31 dicembre 2011. E' difficile che il signor Alberto possa maturare il diritto alla pensione secondo le disposizioni vigenti prima della riforma Fornero, entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobilità, come prevedono le disposizioni sulla salvaguardia di questi lavoratori. Infatti, anche tenuto conto della sua relativamente giovane età, e pur conteggiando i tre anni di fruizione dell'indennità di mobilità che danno diritto all'accredito dei contributi figurativi, il signor Alberto al termine di tale fruizione non avrà potuto raggiungere i 40 anni di contributi». Che alternativa può avere? «L'alternativa rimane quella di integrare dopo la mobilità, con una nuova attività di lavoro o facendo ricorso ai versamenti volontari – spiega Epifani – la contribuzione mancante per raggiungere l'anzianità contributiva richiesta dalla "nuova" pensione anticipata, prescindendo dall'età. Il periodo interessato sarebbe di poco superiore ai tre anni. In definitiva egli dovrebbe raggiungere l'anzianità contributiva complessiva di 42 anni e 10 mesi prevista pertanto nel corso del 2018. La decorrenza della pensione verrebbe fissata al primo del mese successivo a quello di maturazione del predetta anzianità». (Le altre risposte saranno pubblicate nei prossimi giorni)