Mamma Poggi: «Nel cuore ho ancora tanta speranza»

I genitori di Chiara Poggi non erano presenti, l'altro giorno, alla prima udienza a Roma, alla Corte di Cassazione. «Non credo verranno nemmeno la prossima volta», dice il loro legale l'avvocato Gianluigi Tizzoni. La prossima volta sarà il 17 aprile, quando prenderanno la parola il procuratore generale, il legale di parte civile e i difensori. Alberto forse ci sarà, come venerdì. «E' venuto per essere presente alle udienze, come ha sempre fatto – afferma il professor Angelo Giarda, uno dei difensori – ma in Cassazione può essere solo spettatore, solo la procura generale e gli avvocati intervengono» di Lorella Gualco wGARLASCO La sentenza della Corte di Cassazione, da Roma, non è arrivata. Arriverà il 17 aprile e l'attesa, la speranza, le preoccupazioni si sono spostate a Garlasco per i genitori di Chiara Poggi, la vittima, e per Alberto Stasi, il fidanzato finora unico imputato, ma due volte assolto, del delitto commesso il 13 agosto 2007. Al cimitero di Pieve Albignola, ancora una volta Giuseppe e Rita Poggi, hanno deposto fiori sulla tomba della figlia, uccisa da un assassino tuttora sconosciuto che ha usato un'arma sconosciuta spinto da un movente sconosciuto. Tanti lati oscuri, ma nel primo pomeriggio di ieri, Rita Poggi trova le parole per dire che ha ancora «tanta speranza nel cuore». «Non possiamo dire nulla se non che ci limitiamo ad aspettare fiduciosi, del resto quest'ultimo rinvio non cambia le cose, i nostri sentimenti sono gli stessi». A Garlasco è tornato anche Alberto Stasi , dopo aver assistito con il padre Nicola, venerdì, all'udienza in Cassazione che ha rinviato il verdetto da cui dipende il suo futuro: o scagionato definitivamente o di nuovo sul banco degli imputati. «E' preoccupato come può esserlo chiunque aspetti una sentenza – dice uno dei suoi legali, il professor Angelo Giarda – ma ha la coscienza a posto ed è consapevole che tutto quello che si poteva fare è stato fatto». «Aspetterò ancora», ha detto il 29enne quando i giudici hanno annunciato lo slittamento della sentenza. Il suo lavoro in uno studio di commercialista e la sua vita ormai sono a Milano, ma l'ansia e la tensione possono scomparire solo insieme ai genitori , oltre i muri e le porte chiuse della villetta di via Carducci, non lontana dall'altra villetta di via Pascoli, dove lo stesso Alberto trovò il corpo di Chiara senza vita. «Il rinvio della sentenza non è un dato positivo o negativo – continua il professor Giarda – . Non c'è nessuna dietrologia, noi non siamo preoccupati, perchè semplicemente dimostra la serietà della Corte che non ha voluto decidere un caso così delicato in un'udienza pesante dove aveva già esaminato 14 ricorsi». Nella memoria difensiva si fa riferimento alla possibilità di un assassino sconosciuto che sarebbe entrato a casa Poggi e avrebbe poi ucciso. «La mamma di Chiara ha ragione a chiedere giustizia – aggiunge Giarda – ma non deve puntare il dito contro Alberto, anche se ultimamente mi sembra di scorgere una maggiore cautela in questo senso. Se i genitori vogliono giustizia, devono rivolgersi alla procura di Vigevano e non contro Stasi». «Noi potremmo rispondere di avere l'impressione che anche la certezza di Giarda sull'innocenza di Stasi non sia più così granitica – replica l'avvocato Gianluigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi – Se non fossimo convinti della responsabilità di Stasi non avremmo fatto ricorso». Il 17 aprile si torna in aula: dieci giorni e tutto sarà finito o tutto ricomincerà.(ha collaborato Maria Pia Beltran)