Suicidi per la crisi tensione ai funerali «Delitto di Stato»

di Natalia Andreani wROMA Sul sagrato della chiesa di San Pietro e Paolo, a Civitanova Marche, gli animi sono tesi. Al dolore per il tragico suicidio dei coniugi Romeo e Anna Maria Dionisi, e del fratello di lei Giuseppe Sopranzi, si mischia la rabbia della folla che impreca esaperata: «Omicidio di Stato», grida una donna. «Li ha ammazzati Equitalia», risponde un'altra voce mentre arrivano le tre bare accompagnate dalla corona di gigli bianchi del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Presidente in una telefonata al Governatore delle Marche si è detto «molto provato» per una vicenda che rappresenta «il dramma vissuto dall'intera comunità nazionale». Amici e vicini di casa di stringono ai familiari di Romeo e Annamaria - che all'alba di venerdì si sono impiccati perché non ce la facevano più a pagare i contributi dell'Inps per lui - disoccupato dopo 35 anni di lavoro - e ad andare avanti con i 400 euro della pensione di lei. Un suicidio al quale non ha retto il fratello della donna che, alla vista dei corpi senza vita, era fuggito gettandosi in mare. Ma non è vero che non volevano essere aiutati, dice ora qualcuno smentendo le parole del presidente del consiglio comunale. «Lo hanno chiesto e non lo hanno avuto. La verità è che ci stanno sotterrando», ripete una conoscente della coppia mentre la funzione ha inizio. In chiesa è il vescovo di Fermo, monsignor Luigi Conti, a tenere l'omelia. E le sue parole non sono tenere. «Non potete immaginare quante persone mi chiedono aiuto, ma ultimamente sono spaventato. Non sono solo gli operai a rivolgersi a me, ma anche gli imprenditori», dice il vescovo appellandosi a «coloro che ci governano perché facciano presto e si rendano conto che non ce la facciamo più». Poi ai defunti: «Siete voi che dovete perdonarci». Il malessere di una regione dove si contano 81 mila disoccupati su un milione e mezzo di residenti e dove nel solo 2012 si sono persi 9 mila posti di lavoro lo si era già avvertito in mattinata, con l'arrivo in Comune di Laura Boldrini. La neoeletta presidente della Camera - ex portavoce dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati e i diritti umani - è stata applaudita e contestata dalla piazza. «Boldrini, hai paura a parlare con noi? Eppure sei marchigiana», le ha gridato un uomo. Poi cartelli contro gli aiuti agli stranieri. Proteste minimizzate dal sindaco, Claudio Corvatta, che più tardi ha detto: «Questa rabbia è il sintomo di un disagio diffuso, tenendo presente che una parte di quelli che protestano vengono ricevuti e costantemente aiutati dai servizi sociali». La presidente della Camera non se l'è presa per le contestazioni. «Il primo dovere delle istituzioni è esserci», è «metterci la faccia, tanto più nei momenti duri», ha affermato. «Sarebbe troppo comodo, e per quanto mi riguarda inaccettabile, scegliere di essere presenti soltanto dov'è garantito l'applauso», ha aggiunto spiegando - in una successiva nota - che «chi sopporta il peso di queste tragedie ha tutto il diritto di esprimere come ritiene il suo dolore e la sua indignazione, che non hanno niente a che vedere con le strumentalizzazioni politiche imbastite da qualche frangia estremista». Boldrini si è comunque recata all'obitorio dove ha incontrato i parenti delle vittime e parlato con Gianna Dionisi, sorella di Romeo. Che in un sfogo di qualche ora prima aveva commentato: «Era meglio se non veniva». Poi un breve incontro con i giornalisti. «Le persone si sentono lontane dalla politica e la sfida di oggi è accorciare le distanze, stare vicino alla gente, dare risposte ai bisogni concreti. Io non immaginavo - ha detto - che in Italia ci fosse tanta povertà, tanto bisogno delle cose essenziali». ©RIPRODUZIONE RISERVATA