Omicidio Murgu, nuovi interrogatori

di Filiberto Mayda wVIGEVANO «Aveva venticinque anni quella ragazza romena, ci può scommettere che stiamo indagando sul suo omicidio...». L'investigatore dei carabinieri non dice molto di più, ma da giorni gli uomini dell'Arma di Vigevano - tornata un po' la tranquillità sulle strade lomelline dopo la raffica di arresti, ben quarantacinque, che avevano messo in ginocchio il racket della prostituzione - hanno ripreso indagini e interrogatori. L'assassino, o gli assassini di Amalia Murgu, sono certamente coinvolti, in qualche modo, nell'inchiesta «Alba Nostra»: magari i loro nomi sono anche scritti in una delle oltre trecento pagine dell'ordinanza di custodia cautelare o vengono pronunciati in una delle centinaia di migliaia di telefonate registrate. Il corpo di Amalia viene rinvenuto la mattina del 17 maggio 2012, nelle campagne della Sforzesca, la ragazza era stata uccisa con due colpi alla testa. Le sue amiche e colleghe, che frequentavano la piazzola di via Schenoni, a Vigevano, la cercavano dal giorno precedente, e anche il suo convivente-sfruttatore, Marin Gilbert, aveva perso le sue tracce: non rispondeva al telefono e agli sms. La sua morte getta nel panico le ragazze di strada, per paura di altri omicidi, ma ancor di più il racket lomellino della prostituzione, per la pressione conseguente alle immediate indagini avviate dai carabinieri. Il fatto è che, da mesi, è in corso un'altra inchiesta, quella di «Alba Nostra», e gli investigatori, per non mandare tutto all'aria, sono costretti a frenare. Quando il corpo viene trovato - raccontano le intercettazioni telefoniche disposte dalla procura e dal sostituto procuratore Mario Andrigo, in accordo con il capitano dei carabinieri Gennaro Cassese - gli equilibri tra albanesi e romeni saltano, tutti sono convinti, ma senza poter fornire molte più spiegazioni, che quell'omicidio sia un «monito», ma a chi non è chiaro del tutto. Sta di fatto che molti preparano la fuga dall'Italia, altri cercano di far perdere le loro tracce. Tant'è che Dimitru Leonard Marisan e lo stesso Gilbert ottengono la convocazione di un summit a Milano per discutere il da farsi. Questo particolare, emerso dalle intercettazioni, conferma la tesi investigativa, ossia l'esistenza di una vera e propria organizzazione - tra romeni, albanesi e italiani - che gestiva la prostituzione sulle strade della Lomellina. Un'organizzazione «stabile e con ruoli», di fatto gerarchica, con capi più o meno potenti e responsabili. Quell'omicidio, però, mette anche a rischio l'intera indagine «Alba Nosta»: romeni e albanesi cambiano tutte le schede telefoniche dei cellulari, si preparano di fatto a lasciare il territorio. La tensione è altissima, i capi albanesi e romeni si confrontano e i primi, i più feroci , fanno capire che nessuno può permettersi di seminare il terrore tra le ragazze. Pena, si dice, lo scatenarsi di una guerra mortale tra gang. Malgrado ciò, procura e carabinieri riescono a mantenere aperta l'indagine fino ad arrivare ai 45 arresti. Cercando anche l'assassino di Amalia Murgu.