Nello scontro aperto fra Bersani e Renzi spunta anche Barca

di Maria Berlinguer wROMA E' scontro totale tra renziani e bersaniani. Ma nella partita per la leadership del Pd spunta ora anche Fabrizio Barca, pronto a candidarsi alla segreteria del partito e forse a sfidare il sindaco di Firenze come portainsegna della sinistra. E il clima è già da precongresso. La guerra tra Matteo Renzi e il segretario del Pd coinvolge ormai tutto il partito, a partire dal suo quotidiano, "l'Unità". Mentre il sindaco di Firenze non fa nessuna marcia indietro e, forte dei sondaggi che lo danno vincente sia sul centrodestra che su Grillo, continua a chiedere di tornare al voto, Matteo Richetti, parlamentare di provata fede renziana chiede le dimissioni del direttore dell'Unità, Claudio Sardo. Il motivo? Il titolo di apertura che campeggiava ieri sul quotidiano: «No di Renzi a un governo Bersani». Netta la censura di tutta la galassia renziana contro Sardo. Il primo a chiederne le dimissioni è Richetti con una nota su facebook. «Ricomincia la vergognosa campagna propaganda del'Unità e di Youdem contro Matteo Renzi: i media di un partito dovrebbero riportare le posizioni dei militanti e dei dirigenti e non tifare per qualcuno», attacca. Durissima la replica di Stefano Di Traglia, il portavoce di Bersani. «Chiedere le dimissioni di un direttore perchè non si concorda con un titolo è un atto grave: bene le critiche non le censure», dice Di Traglia. «Un titolo può piacere o meno ma chiedere le dimissioni di un direttore per questo motivo è un infortunio», aggiunge lo stesso Claudio Sardo. La grana Unità alla fine è rientrata, almeno per ora, grazie a una telefonata tra Sardo e Richetti che ha chiesto scusa per il tono ma non ha ritirato le critiche. Ma il caso Unità non è che un piccolo esempio del clima che regna in casa democratica. Bersani per ora tace e manda avanti la trattatava con il Pdl per cercare un candidato comune in vista dell'incontro che dovrebbe esserci la prossima settimana con Silvio Berlusconi. Tra i fedelisssimi del segretario molti ritengono che il Cavaliere stia cambiando idea sulla richiesta di elezioni a giugno. Anche in considerazione dei sondaggi su Renzi. Per questo c'è chi spera ancora in un via libera a un eventuale governo Bersani. Il clima di sospetto e di fastidio per l'escalation che Renzi sta imponendo al partito, cresce alla vigilia della madre di tutte la partite politiche: l'elezione del nuovo capo dello Stato. E' sul nuovo inquilino del Quirinale che si sta giocando la partita tra renziani e Bersani. Matteo Renzi è pronto a scendere in campo e vorrebbe farlo subito, preoccupato che il tempo possa consumare il credito che ha accumulato sin qui con gli elettori che danno il centrosinistra guidato da lui vincente al 36%, 8 in più del centrodestra, contro il 28% che raccoglierebbe Bersani che sarebbe sotto di 3 punti a Berlusconi. «Io sarei per andare a votare ma non è importante quello che penso io: se vogliono fare l'accordo con i 5 Stelle lo facciano, se vogliono fare l'accordo con il Pdl lo facciano, ma qualcosa facciano», spiega il sindaco che respinge le accuse di chi dice che vuole buttare i democrat nella braccia di Berlusconi sostenendo che il Cavaliere preferisce puntare su nomi più rassicuranti come D'Alema e Bersani perché li conosce. In vista del congresso Pd, da registrare l'apertura di Nichi Vendola a una riunificazione con i democrat e la conferma dell'impegno unitario di Fabrizio Barca. «Basta con gli Orazi e i Curiazi è ora di ricostruire un partito che compatti la società», dice il ministro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA