La carriera del "brillante leader"

di Bijan Zarmandili wROMA L'ultimo erede della dinastia Kim, il trentenne e paffuto Kim Jong-un (è nato l'8 gennaio del 1983), l'attuale dittatore nordcoreano che ha sfidato gli Stati Uniti alla guerra nucleare, è il terzo figlio di Kim Jong-il, salito sul trono della monarchia comunista a Pyogyang il 18 dicembre del 2011, non appena è morto il padre. Era destinato alla successione il fratello Kim Yong Chul, ma fu scartato dalla nomenclatura perchè considerato «una femminuccia»; anche l'altro fratello, Kim Jong Nam, il primogenito del defunto dittatore, era stato messo da parte, perché reduce dal carcere giapponese con l'accusa di reati comuni. Toccò quindi al più piccolo, Jong-un, nonostante la giovane età e la poca esperienza di potere. Jong-un ha passato alcuni anni in Svizzera con uno pseudonimo, studiando nella Scuola Internazionale di Berna. Tornato in patria ha frequentato corsi privati in Scienza informatica e forse altri corsi in fisica all'Università Kim Il-sung e in Scienze militari all'Accademia militare Kim Il-sung. Con ogni probabilità si tratta però di meriti che il regime gli ha attribuito per renderlo maggiormente carismatico all'opinione pubblica interna e internazionale. Con lo stesso criterio gli è stata attribuita anche la padronanza delle lingua inglese, francese e tedesca, anche nella sua variante svizzera. Il culto della personalità è, infatti, uno dei cardini del sistema nordcoreano, che eleva i suoi leader al livello delle divinità con epiteti come il «Grande Leader» per il fondatore della dinastia, mentre per il giovane Jong-un è stato scelto il «Brillante Leader». Le diverse leggende raccontate sulla vita di Jong-un hanno in un primo tempo stimolato molti osservatori a considerarlo un giovane con delle idee non proprio conformi al padre e al nonno, prospettando per il paese - costruito sin dal 1945 sui principi dello stalinismo e del maoismo mescolati con il sciamanismo coreano - se non delle vere e proprie riforme, almeno dei rinnovamenti per ciò che riguardava il costume. A rafforzare tale ipotesi la comparsa di alcune trasmissioni di musica leggera sulla televisione dello Stato, accompagnate da ballerine e cantanti simili a quelli che si vedono nelle tv straniere, e dalla presenza della bella «first lady», Ri Sol-Ju, di appena ventisette anni, accanto al marito nelle cerimonie ufficiali e sul palco delle autorità alle parate militari. Di Jong-un si sapeva anche della sua passione per la pallacanestro e soprattutto per la vita lussuosa, in netto contrasto con la diffusa miseria e la fame che da sempre ha tragicamente caratterizzato la vita dei suoi sudditi. Citando fonti dei «servizi» occidentali e sudcoreani, si è recentemente scritto dell'accentuarsi del commercio illegale di droghe sintetiche prodotte nei laboratori di Chongiin e Heungnam per poter affrontare, non solo le pazze spese militari, ma anche per rispondere alle esigenze private del «Brillante Leader». L'esibizione della bella moglie e delle ballerine in tv non ha modificato la sostanza della tirannia della dinastia Kim, che è tornata con il lancio dei nuovi missili sperimentali con testata nucleare (spesso falliti), con le minacce a Seul e ora con la sfida nucleare contro la superpotenza statunitense. ©RIPRODUZIONE RISERVATA