Legge 40 torna alla Consulta I giudici: «Mina la famiglia»

ROMA Il divieto di fecondazione eterologa, previsto dalla legge 40, «condiziona» la «possibilità delle coppie eterosessuali sterili o infertili» di «poter concorrere liberamente alla realizzazione della propria vita familiare». Suona così la diciottesima bocciatura della Legge 40 sulla fecondazione assistita già finita diverse volte nel mirino delle sentenze dei tribunali: questa è stata la volta del tribunale di Milano che ha sollevato la questione di incostituzionalità davanti alla Consulta. Secondo i giudici il divieto di fecondazione eterologa si pone in contrasto con alcuni principi costituzionali, tra cui il diritto fondamentale all'autodeterminazione della coppia, il principio di eguaglianza tra coppie e il diritto alla salute. I giudici chiedono, dunque, per la sesta volta, alla Consulta di pronunciarsi sulla legge, quindi sul divieto alla eterologa, cioè all'uso di seme o ovuli da donatori esterni alla coppia. A portare all'ordinanza milanese è stato il ricorso presentato da una coppia affetta da azoospermia completa per chiedere «che venga resa giustizia e di poter provare ad avere un figlio in Italia, non potendosi permettere economicamente di recarsi all'estero» : a spiegarlo è la costituzionalista Marilisa D'Amico che assiste la coppia assieme agli avvocati Maria Paola Costantini, Massimo Clara e Sebastiano Papandrea ed ora si dice fiduciosa che «entro qualche mese, forse entro la fine dell' anno, le coppie in Italia potrebbero avere accesso alla fecondazione eterologa». E «questo consentirà - ha aggiunto l'avvocato Costantini – una maggiore tutela della salute e anche di protezione del minore». La Corte Costituzionale si è occupata della Legge 40: a giugno però aveva rinviato la questione ai tribunali interessati dai ricorsi sollecitando una nuova valutazione alla luce di una sentenza della Camera grande della corte europea dei diritti dell'uomo che, decidendo sul caso di una coppia austriaca, aveva di fatto legittimato il divieto. Stavolta invece la Consulta dovrebbe pronunciarsi nel merito.