Ruby contro i pm milanesi «Vogliono colpire Silvio»

di Luca De Vito wMILANO La versione di Ruby. O almeno una parte di essa, visto che Karima El Maroug (in arte «Ruby Rubacuori»), non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti né aggiungere una parola al discorso fatto ieri davanti a telecamere e microfoni, sulla scalinata del Palazzo di Giustizia di Milano. La giovane marocchina al centro dei processi sulle presunte feste a luci rosse ad Arcore, si è presentata da sola, con un grosso cartello a due facce con la scritta «Caso Ruby: la verità non vi interessa più?» e sull'altro lato «Voglio difendermi dalle bugie e dai pregiudizi». E ha cominciato a snocciolare la sua verità, limitandosi a leggere un comunicato. Prima di tutto, chiedendo di essere ascoltata come testimone: «Sono qui a chiedere giustizia. La decisione di non ascoltarmi come teste mi ha danneggiato. Io sono parte lesa, non voglio essere distrutta e non voglio che venga distrutto il futuro di mia figlia». Poi è tornata sulla storia della sua falsa parentela con l'ex premier egiziano Mubarak: «Sono spiaciuta di aver fatto una cavolata dicendo che ero parente di Mubarak. Ho giocato di fantasia: mi serviva a costruire una vita parallela, diversa dalla mia». A sostegno delle sue parole ha mostrato ai fotografi pure un vecchio passaporto. Ma ieri - tra lacrime di rabbia e commozione - ne ha avute per tutti, Karima: magistrati e giornalisti. Contro gli investigatori si è scagliata spiegando che «la colpa della mia sofferenza è anche di quei magistrati che mi hanno attribuito la qualifica di prostituta nonostante abbia sempre negato di aver avuto rapporti sessuali a pagamento e soprattutto di averne avuti con Berlusconi». Puntando poi il dito contro «uno stile investigativo fatto di promesse mai mantenute e di domande incessanti sulla mia intimità, le propensioni sessuali, le frequentazioni amorose, senza mai tenere conto del pudore e del disagio che tutto ciò provoca in una ragazza di 17 anni» Contro i giornalisti, infine, per aver preso di mira lei con l'intento di attaccare il Cavaliere: «Voglio che si sappia che la colpa è di quella stampa che per colpire Silvio Berlusconi ha fatto del male a me. Parlo di quei giornalisti che mi hanno violentato pubblicando le intercettazioni telefoniche che mi riguardavano». Un fuoriprogramma, quello di Ruby, che sul finale si è trasformato in un show, con tanto di ressa e spintoni tra fotografi e cameraman, e domande urlate dai cronisti a cui la giovane però non ha risposto. RIPRODUZIONE RISERVATA