Il fascino della pista più bella del mondo

di Gian Paolo Grossi Onore a Jorge Lorenzo, il bicampione del mondo e primo rivale di Valentino Rossi in sella alla Yamaha. Arcigno avversario del pesarese ma campione di onestà intellettuale, non meno del nove volte iridato. «Il Mugello è la pista più bella del mondo», dice il maiorchino, nel mezzo di un calendario pieno zeppo di piste iberiche e in barba alla Dorna che ha il suo quartier generale nei pressi di Barcellona. «Al di là dell'incredibile atmosfera che si respira nel weekend di gare, il tracciato è stupendo, con tutti quei saliscendi e quelle curve impegnative. E poi si va tremendamente veloci e ciò non fa altre che aumentare il piacere di spingere al massimo. È un circuito classico, studiato senza ricorrere al computer. Solo Phillip Island, per alcune caratteristiche, può contendere al Mugello il titolo di luogo più eccitante dove correre». Non servirebbe aggiungere altro, in fondo Lorenzo ha già illustrato la sintesi del piacere di sfrecciare tra due ali di folla in sella a una moto da 240 cavalli. C'è però un altro record – puramente statistico – di cui il Mugello va fiero, con buona pace della Ferrari (intesa come sinonimo di espressione suprema della potenza di un motore) proprietaria del circuito: quello della velocità massima toccata da un pilota del Motomondiale. In fondo alla discesa che segue il rettilineo principale, in prossimità della curva San Donato, Dani Pedrosa durante le prove del 2009 toccò l'incredibile punta di 349,3 orari, battendo un primato vecchio cinque anni e stabilito da Loris Capirossi a Montmelò con la Desmosedici Gp4 (347,4). Il guaio è che il Mugello non è una pista di decollo o atterraggio per aerei, né una lingua d'asfalto per le evoluzioni dei dragster: è un complesso e armonioso susseguirsi di curve ad ampio raggio (Luco, Poggio Secco, Materassi e Borgo San Lorenzo, quelle che si percorrono in successione dopo la prima piega e in attesa dello scollinamento per la Casanova-Savelli e del tuffo a cuore in gola nelle Arrabbiate) in cui è determinante vantare un ottimo bilanciamento della moto, oltre al coraggio del pilota. Decisive, qualora si rendesse necessaria la conclusione in volata, le staccate al Correntaio e alla Bucine, dopo aver sfiorato l'asfalto per uscire dalle Biondetti con la massima velocità possibile. Al Mugello Rossi ha unito alle vittorie – e purtroppo anche la drammatica esperienza dell'incidente del 2010 – la simpatia di indimenticabili gag. Dal 2009 però la pista toscana si è concessa prima a Stoner, poi a Pedrosa, infine all'imprendibile Lorenzo nell'ultimo biennio. Ma non è per quello che il campione di Maiorca se n'è così innamorato, il Mugello può stregare chiunque. ©RIPRODUZIONE RISERVATA