Due mondiali col rivale dimezzato ma anche una classe sopraffina
di Gian Paolo Grossi Che cosa manca al bicampione iridato Jorge Lorenzo per essere considerato tra i grandissimi della classe regina del Motomondiale? Magari nulla. O forse imporre la propria superiorità a un avversario diretto che sia tale dall'inizio alla fine di un campionato. Non come Valentino Rossi nel 2010, appiedato dall'infortunio del Mugello e non come Casey Stoner, ugualmente penalizzato nel 2012 da un incidente ma ancora prima dall'insinuarsi dei propositi di abbandono. Di fronte a questa considerazione i tifosi del Por fuera potrebbero storcere il naso: come si fa a mettere in dubbio le qualità di un pilota che a 23 anni si è messo al collo la più prestigiosa corona iridata con nove vittorie, altri sette podi e due quarti posti quali risultati meno brillanti, in una stagione che lo ha sempre visto al traguardo? E come si può biasimarne il bis del 2012, con sei successi all'attivo e dieci secondi posti? In effetti, davvero non si può. Anche perché non c'è nulla di male – a un certo punto della stagione – a far prevalere la ragione, in luogo dell'attitudine ai duelli, scoprendo che i 20 punti del posto d'onore non sono un insuccesso. Soprattutto se nel frattempo la Honda è cresciuta tanto da operare il sorpasso nei confronti della M1 e se Dani Pedrosa, finalmente al top della condizione, ha fatto vedere di che pasta è fatto. Potrebbe essere un problema, per Lorenzo, se si dovesse ripartire da lì, dalla superiorità della Honda di fine 2012 e dai risultati dei test invernali, che al di là della sostanziale parità registrata in Malesia hanno visto la Rcv213v prevalere sugli impegnativi cambi di ritmo del circuito di Austin, prima che la M1 facesse la voce grossa a Jerez con entrambi i piloti. Il primo termine di confronto, per il maiorchino, è il ritorno alla Yamaha di Rossi. Benché non si possano definire compagni di squadra, in termini di condivisione di assetti e scambi di informazioni, l'M1 utilizzata dai due è identica e offrirà gli stessi punti di forza e debolezza. La differenza può farla l'uomo: con due titoli di MotoGp in tasca, Lorenzo ha accresciuto convinzione e tenuta psicologica nei momenti caldi della stagione. Ciò che ancora manca a quello straordinario pilota incompiuto che è Pedrosa, sino a quando non benedirà la lunga lista di record di velocità sul giro con la conquista di un Mondiale. Dovendo stilare un elenco dei principali avversari per il titolo, fossimo in Lorenzo, partiremmo dalla Honda, in senso generale. Perché le prestazioni di Pedrosa e dello scalpitante Marc Marquez non possono prescindere da una moto perfetta, in attesa che la già efficace Yamaha, ritrovi il grip che ancora le manca in accelerazione nei tratti misti e a centro curva. Poi viene Rossi, ma con un carico d'incognite, per un pilota di 34 anni che negli ultimi tre ha perduto la consolidata abitudine alla vittoria. E che per mettere le ruote davanti all'arrembante Lorenzo dovrà superarsi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA