Il regime nord coreano «Siamo in guerra col Sud»

TOKYO La Corea del Nord ha annunciato di essere entrata in uno «stato di guerra» con il Sud e che le questioni tra i due Paesi saranno trattate di conseguenza. «Se provocati – è stata la risposta da Seul del ministro della Difesa, Kim Kwan-jin – mobiliteremo non solo tutta la nostra forza militare, ma anche quella americana per sopprimere il Nord in un sol colpo». Il nuovo avvertimento di Pyongyang, altra benzina sul fuoco, giunge a un giorno dall'ordine del leader Kim Jong-un perché le unità balistiche tengano sotto tiro basi e obiettivi sensibili in Corea del Sud, Usa, Hawaii e Guam, in risposta all'utilizzo dei B-2 – super bombardieri invisibili e con armamenti nucleari – alle manovre militari ancora in corso tra Washington e Seul. Una mossa che ha scatenato un nuovo ciclo di reazioni nella comunità internazionale: Berlino e Parigi hanno sollecitato Pyongyang a fermare le provocazioni. «Abbiamo visto – ha invece fatto sapere la Casa Bianca – le informazioni contenute nel nuovo comunicato non costruttivo della Corea del Nord. Prendiamo queste minacce sul serio e restiamo in stretto contatto con i nostri alleati sudcoreani». La Russia si è appellata alla «massima responsabilità e moderazione» alle due Coree, e agli Usa, in modo che «nessuno superi il punto di non ritorno». Nel dettaglio il regime sottolinea che «d'ora in poi le relazioni intercoreane sono di guerra e tutti i problemi tra le due Coree saranno trattati secondo un protocollo adatto alla guerra», in base ai contenuti della dichiarazione «speciale» congiunta e dell'alta retorica di «partito, ministeri e altre istituzioni», rilanciata dall'agenzia Kcna. «Situazioni nella penisola coreana, che non sono di pace né di guerra, sono giunte alla fine». Il Nord denuncia la mobilitazione dei bombardieri Stealth B-2: «Una provocazione imperdonabile, odiosa e una sfida aperta». Per il ministero della Difesa di Seul – che si impegna col suo ministro a punire «le provocazioni» – le esercitazioni militari con gli Usa, che hanno visto l'uso dei super caccia, sono difensive: «Le nostre truppe mantengono la preparazione totale per non lasciare punti scoperti che possano mettere a rischio la vita e la sicurezza delle persone». Nello scontro Nord-Sud è finita ancora la zona industriale congiunta di Kaesong, già colpita dal taglio della "linea rossa militare": Pyongyang ha minacciato di chiuderla se Seul non fermerà gli «insulti» sull'operatività dell'area, assicurata, malgrado le tensioni, «solo per la necessità» del regime di raccogliere risorse finanziarie. Il complesso, di cui è capofila il colosso Hyundai, conta 123 aziende sudcoreane con impianti e strutture manifatturiere che danno lavoro a 50mila nordcoreani, il cui salario finisce per essere versato per intero nelle casse di Pyongyang. In giornata, 157 sudcoreani hanno raggiunto il distretto e 427 lo hanno lasciato, mentre oltre 300 sono ancora nella zona. Il Nord ha notificato al Sud l'approvazione sugli ingressi e le uscite. «Non vi è alcun cambiamento nella nostra posizione sulla gestione del complesso industriale di Kaesong in modo stabile», ha spiegato il governo di Seul in una nota.