Bancarotta, in tribunale scatta la condanna a due anni

VIGEVANO Due anni di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e l'interdizione dai pubblici uffici e da attività commerciali per dieci anni. È questa la pena inflitta ieri dal giudice Stefano Scati nei confronti di Lorenzo Giaquinto, 54 anni residente a Vigevano ed amministratore della Sky Line Immobiliare, dichiarata fallita dal Tribunale di Vigevano il 18 maggio 2010. Secondo il capo d'imputazione, Giaquinto, difeso dall'avvocato Alessandro Scolletta, aveva distratto alcuni beni, per un totale di circa 550mila euro. Dalle attività risultanti dal bilancio del 31 dicembre 2006, mancherebbero poi due autocarri, per un valore complessivo di circa 10mila euro. A questo si aggiunge l'occultamento, o la sottrazione, dei libri e delle scritture contabili della società che, il 5 gennaio 2007, sono stati ritirati dall'imputato presso lo studio Pertile, omettendo poi di tenere la contabilità relativamente alle annualità successive, ovvero dal 2007 al 2010, rendendo quindi impossibile la ricostruzione del patrimonio aziendale e del movimento degli affari. Sempre in materia di fallimenti, ieri si è tenuta l'udienza nei confronti di Fiorenzo Catanese, difeso dall'avvocato Fabio Santopietro. Secondo l'accusa, Catanese, titolare della ditta individuale Idroservice, anche questa dichiarata fallita nel maggio 2010, ha omesso di tenere il libro giornale, il libro inventari ed i mastri di conto, ovvero i registri che annotano le movimentazioni dei conti correnti, fino alla data del fallimento, non fornendo poi al curatore le fatture attive relative al 2009, impedendo quindi la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari, distraendo poi i ricavi conseguiti nel 2006 e 2007 per un importo complessivo di quasi 700mila euro. Inoltre, l'accusa imputa a Catanese la mancata dichiarazione relativa all'anno 2007, dove avrebbe conseguito un reddito imponibile di circa 230mila euro. La difesa ha però presentato una relazione redatta da Stefano Seclì, tecnico di parte, secondo la quale esiste una rendicontazione corretta relativa al 2006, mentre quella del 2007 sarebbe parziale. Per quanto riguarda le fatture emesse, per un totale 700mila euro, la difesa sostiene che non c'è prova che questi importi siano stati effettivamente corrisposti, dato che non sono state condotte indagini bancarie.