Pasqua con l'austerity scaffali restano pieni
di Marianna Bruschi wPAVIA C'era un tempo, non così lontano, in cui al reparto gastronomia del supermercato si prenotava ciò che non si sapeva cucinare. Ed era un tempo in cui si entrava in macelleria e si facevano le scorte. L'uovo di Pasqua si sceglieva in base alla sorpresa, con i personaggi dei cartoni animati più di moda, e in base alla qualità del cioccolato. Ed era grande. Quel tempo, che non è raccontato tra le pagine di un libro di favole ma è reale, è finito. Ed è cambiato. Ora il pranzo di Pasqua non è poi così diverso da quello di una qualsiasi domenica. Si risparmia, dove si può. Al supermercato Carrefour al Crosione c'è una colonna di uova di cioccolato e una di colombe. Quello più costoso è il Kinder con le sorprese da costruire, costa 14 euro e 29 centesimi. Poi ce ne sono di piccoli alla cassa, o attorno agli 8 euro. «Ma le uova da 10 euro, per esempio, poi dopo una settimana sono subito scontate a 6-7 euro – spiega Monia Pietra, responsabile del punto vendita – La gente compra meno e sta attenta alle offerte e agli sconti già normalmente, ancora di più in queste occasioni». In piazzale Crosione prima compravano tutte le marche di colombe e uova di cioccolato. «Ora ne compriamo meno e le dividiamo con il punto vendita di via Acerbi», spiega la responsabile. Al banco della gastronomia di ordini ne ricevno pochi: «Fino a qualche anno fa ordinavano piatti pronti, l'insalata russa, le verdure già cotte, i gamberi. Ora non più, comprano gli ingredienti e fanno da soli. Oppure porzioni ridotte, giusto per assaggiare». Si compra meno. I carrelli non sono più troppo pieni. In coda alla cassa si pazienta senza dire una parola quando chi sta davanti cerca di centellinare gli acquisti e ripone ciò che non si può permettere. Restano fuori dalle buste prodotti che potrebbero essere considerati superflui: il detersivo si tiene, lo spazzolino da cambiare si lascia. Si aspetta. E resta nel carrello anche lo spumante e l'aranciata. Il primo corridoio del Carrefour ha scaffali di uova al cioccolato per tutti i gusti, in tanti puntano a quelle scontate. Anche al Bennet già da diversi giorni i prezzi sono ridotti. «Noi le prendiamo solo per i bambini – spiega Stefano Aguzzi fuori dal Carrefour sulla Vigentina – e le abbiamo scelte piccole». Si cerca di accontentare i bambini che chiedono quello di «Peppa Pig» il maialino con il vestito rosso dei cartoni animati e «sono solitamente le nonne che fanno uno sforzo e li accontentano», spiegano nei negozi. Nelle pasticcerie si trova appeso il cartello: «Si prenotano colombe». Quelle artigianali si comprano ancora. Nei centri commerciali tra un po' saranno super scontate e forse andranno più delle brioches per la colazione. Quando ci si trova davanti al banco si cerca di rispettare la lista della spesa scritta con cura su un foglio. Non si guarda oltre. Gli ordini nei market di quartiere sono calati: si chiede meno merce, sicuri che comunque non si riuscirà a venderla. «Non si fa più la grande spesa, non si fanno le scorte come una volta – spiega Marco Dagrada, titolare della macelleria Officina della carne, in piazzale San Giuseppe – Vendiamo sempre l'agnello, ma prima lo compravano intero e adesso chiedono le porzioni contate». Una famiglia di quattro persone si fa dare le porzioni giuste, non di più. «Le quantità sono sicuramente diminuite – spiega Dagrada – prima si comprava anche altro insieme alla carne, dai salumi alle salse. Ora non più». Per l'agnello si spendono dai 14 euro in su, c'è chi preferisce l'arrosto di vitello. «Per il capretto o si va dai privati oppure l'80 per cento arriva dalla Francia – spiega il macellaio – e oggi la gente è più attenta, vuole carne certificata, chiede da dove arriva». Che le cose stavano cambiando in piazzale San Giuseppe se ne sono accorti a Capodanno: «La gente ha mangiato a casa, non è andata via per il cenone – spiegano in macelleria – noi infatti abbiamo venduto di più dell'anno precedente. Ed è così anche per la Pasqua: si pranza in casa». Si torna ad aprire il libro di ricette, si impara, ci si prova, perché comprare i piatti pronti ora è diventato un lusso. @MariannaBruschi ©RIPRODUZIONE RISERVATA