L'addio al maresciallo, lo strazio in casa
di Anna Mangiarotti wVIGEVANO La procura ieri non aveva ancora deciso sull'autopsia che potrebbe non essere neppure disposta. Non ci sono dubbi, peraltro, sul suicidio come causa di morte del maresciallo Romeo Braj, 37 anni: si è tolto la vita l'altra mattina, sparandosi con la pistola di ordinanza. Compatibilmente con le decisioni della procura, i funerali del carabiniere potrebbero essere celebrati domani alle 10, nella chiesa parrocchiale di Cassolnovo. La sua tragica scelta sarebbe dettata da «motivi strettamente personali», spiegati nella lettera che il maresciallo ha lasciato indirizzata ai colleghi. Ieri la missiva d'addio sarebbe comunque stata mostrata ai famigliari. Non ci sarebbero quindi collegamenti con l'attività professionale, nessun problema sul lavoro. L'Arma smentisce qualunque ipotesi di questo tipo. «Forse mio genero aveva paura che qualche delinquente facesse del male alla famiglia, ci auguriamo di no», si sfogava ieri mattina l'anziano suocero Giannino Barbaro, ex consigliere comunale a Cassolnovo e tesoriere dell'Auser locale. Romeo Braj lascia la moglie Chiara, rimasta vedova a 37 anni, e due bambine di 2 e 8 anni. «Abbiamo detto che il papa è volato in cielo, con tutta la delicatezza possibile. Ma vogliamo capire perché Romeo era così disperato da rinunciare a veder crescere le figlie che adorava». Il suocero esclude però qualunque dissapore coniugale o problemi personali oppure economici. «Con mia figlia erano sposati da dieci anni, mai una nuvola. E Romeo non soffriva di depressione». La moglie, che lavora come informatore scientifico, e il suocero lo hanno visto l'ultima volta martedì alle 8.30. «E' venuto a casa mia, c'era anche Chiara. Mi ha riportato dei vasetti che gli avevo prestato: gli abbiamo chiesto se voleva poi pranzare con noi. Ha detto di no, perché avrebbe preso servizio in caserma nel primissimo pomeriggio». Invece si è sparato un colpo alla tempia con la sua Beretta, dopo aver raggiunto in auto la campagna. Grande cordoglio ha destato la notizia a Cassolnovo, dove il maresciallo viveva con la famiglia. Il sindaco Alessandro Ramponi lo ricorda come «una persona di estrema gentilezza e grande sensibilità, con cui avevo un ottimo rapporto. Non mi è mai capitato di sentire una critica nei suoi confronti». Dal 2011 Braj comandava il nucleo radiomobile della compagnia di Vigevano, godeva di grande stima anche fra i colleghi: è descritto come un uomo dal carattere mite, sempre tranquillo, senza apparenti problemi. Domenica ha lavorato per l'ultima volta in caserma a Vigevano, lunedì era il suo giorno libero. Doveva riprendere servizio martedì alle 2. Ma in via Castellana non è mai arrivato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA