Caselli al Csm: chiedo tutela da Grasso
Il nome "Pietro Grasso" non lo ha fatto. Ma il procuratore Gian Carlo Caselli si è riconosciuto come il bersaglio delle parole che il presidente del Senato, durante la trasmissione tv "Piazza Pulita", ha pronunciato contro le inchieste condotte come una «gogna pubblica». E il magistrato, oggi, ha scritto al Csm, nella persona del vicepresidente Michele Vietti, chiedendo di «essere adeguatamente tutelato» da quelle che ritiene «accuse e allusioni suggestive». «Ci sono stati dei processi che hanno certamente portato all'arresto di imputati che poi sono finiti con assoluzioni», aveva detto Grasso davanti alle telecamere, dicendosi contrario alle inchieste «spettacolari» che «distruggono carriere politiche» ma finiscono in un nulla di fatto e, tra l'altro, portano alle «ritorsioni» contro i magistrati e alle «controriforme» che danneggiano il sistema. E Caselli non ci sta. Anche perché, osserva, il presidente del Senato ha tenuto il suo «lunghissimo monologo» in tv proprio nello stesso giorno in cui Marcello Dell'Utri è stato condannato per mafia a 7 anni, una «sentenza - mette nero su bianco - relativa a procedimento avviato dalla procura di Palermo quando il sottoscritto ne era a capo». L'intervento della seconda carica dello Stato, secondo Caselli, oltre a non essere «rispettoso» del principio della separazione dei poteri e dell'indipendenza della magistratura, «insinua che nel mio operato sarebbe stato caratterizzato dalla tendenza a promuovere e gestire processi che diventano gogne pubbliche ma restano senza esiti, mentre tutta la mia esperienza professionale si è sempre e soltanto ispirata all'osservanza della legge».