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di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Sembra che finalmente una soluzione per salvare le banche di Cipro sia stata trovata, ed è talmente buona che potrebbe essere un «modello» per casi simili. Jeroen Dijsselbloen, il giovane presidente dell'Eurogruppo lo dice e le borse crollano. «Se ti assumi un rischio – ha detto il ministro delle Finanze olandese all'agenzia di stampa britannica Reuters ieri pomeriggio - devi essere pronto a sopportarne le conseguenze, e se non sei disposto a fronteggiarle, non devi rischiare». Se una banca fallisce, vuol dire, paga anche il correntista che l'ha scelta e non solo lo Stato, insomma paga anche il contribuente. Il concetto è discutibile, soprattutto da parte dei correntisti che semplicemente hanno un conto in una banca, senza intenti speculativi, però secondo Dijsselbloem «quello che abbiamo fatto la scorsa notte (la notte di domenica, ndr) è quello che chiamo spingere indietro il rischio». Il risultato è che nessuno ora si sente più al sicuro se ha più di 100mila euro sul conto corrente in un paese zoppicante, come l'Italia o la Spagna. In serata Dijsselbloen fa una parziale marcia indietro ma ormai la frittata era fatta. L'accordo dopo una notte di trattative a momenti teatrali, con il presidente cipriota Nicos Anastasiades che ogni tanto faceva sapere che era pronto a dimettersi, senza rendersi conto che, se lo avesse fatto, sarebbe stato «fucilato» sul posto dai suoi colleghi, perché a quel punto sarebbe stato impossibile trovare una soluzione e davvero l'euro sarebbe entrato in difficoltà. Il piano di salvataggio fa pagare il prezzo alle banche (che oggi, forse non tutte, dovrebbero riaprire), il che vuol dire anche ai dipendenti ed ai correntisti, quelli «ricchi». Angela Merkel, cancelliera tedesca è «molto soddisfatta» di come sono andate le cose, ed anche il presidente russo Vladimir Putin lo è, nonostante il massacro che sarà fatto sui conti correnti più ricchi, la gran parte dei quali sono proprio di cittadini russi. Questo fa pensare che nell'accordo ci sia qualcosa di non detto alla pubblica opinione. La soluzione, oltre ai 10 miliardi forniti da Ue e Fmi, «si concentra sulle due banche che hanno causato problemi e sulla protezione dei depositi in tutte le altre banche»; ha spiegato ieri notte, al termine di una lunghissima trattativa la direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde. La seconda banca del paese, la Laiki (conosciuta all'estero come Banca popolare) andrà al fallimento ordinato e sarà divisa in una «bad» ed in una «good» bank dove finiranno i depositi sotto ai 100mila euro, che restano garantiti. Quelli al di sopra avranno un trattamento da «fallimento», cioè il liquidatore vedrà quanto si potrà salvare di ogni singolo conto corrente. Questo provvedimento va nel senso della riduzione del peso del settore bancario nell'economia cipriota, che ora è 7,5 volte il Pil e che la Commissione Ue vorrebbe vedere attorno a 3,5 volte. L'altra banca coinvolta è la Bank of Cyprus, la maggiore del Paese. Chi ha più di 100mila euro si vedrà decurtare la propria ricchezza del 30%. Per le imprese il conto sarà piuttosto salato, perché oltre ai provvedimenti sui conti correnti l'accordo prevede che l'imposizione fiscale passi da un 10 ad un 12,5 per cento. Poi dovrà cambiare radicalmente il sistema economico cipriota. Le autorità si sono impegnate ad assumere seri provvedimenti contro il riciclaggio di denaro, che secondo l'Ue Cipro pratica senza troppi scrupoli. Questo vuol dire che molto meno danaro transiterà per l'Isola. Dunque il sistema finanziario, che è la più grande industria locale, dovrà cedere il passo, forse al turismo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA