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NUOVA DELHI Le polemiche sulla strategia adottata dal governo italiano che ha rimandato in extremis Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in India si sono solo in parte attenuate ieri per effetto della giornata festiva, ma sono destinate a ravvivarsi in previsione dell'appuntamento di domani quando la Camera, a Roma, ospiterà un dibattito che si annuncia molto acceso. Il responsabile degli Esteri, Giulio Terzi, ed il titolare della Difesa, Giampaolo di Paola, dovranno far valere le loro ragioni sull'opportunità di aver considerato soddisfacenti le risposte indiane sul rispetto dei diritti umani dei marò, mentre da più parti si è sottolineato vivacemente che i due rischiano sempre, anche se ipoteticamente, la pena di morte. Da parte loro ieri i marò hanno fatto la prima apparizione all'interno dell'ambasciata dove risiedono, intervenendo ad una messa speciale per la domenica delle Palme, a cui hanno partecipato anche il sottosegretario Staffan de Mistura e l'ambasciatore d'Italia Daniele Mancini. Latorre e Girone hanno assistito, in abiti civili, al rito religioso e dopo Latorre ha rilasciato una dichiarazione al Tg1: «Siamo militari, abbiamo le stellette. Sappiamo obbedire, nella buona e nella cattiva sorte». Al riguardo, la più importante novità della giornata a New Delhi è stata una intervista rilasciata ad un quotidiano da Fali Sam Nariman, presidente dell'Ordine degli avvocati indiani, costituzionalista ed autorità nel campo degli arbitrati internazionali, che ha escluso che nell'incidente in mare del 15 febbraio 2012 in cui sono stati uccisi due pescatori indiani possa essere applicata in India la pena di morte.