Marò, New Delhi divisa sul rischio pena morte
ROMA Per il ministro degli Esteri indiano il caso che coinvolge i marò «non è di quelli che implica in India l'applicazione della pena di morte». Per il suo collega alla Giustizia invece non può essere data alcuna assicurazione in merito. E il sottosegretario italiano agli Esteri Staffan De Mistura parla di una «assicurazione scritta». Attorno ai due fucilieri della Marina tornati giovedì sera in India si apre l'ennesimo giallo, in un rincorrersi di dichiarazioni e smentite. Sullo sfondo: quella che sembra una spaccatura all'interno del governo indiano sul rischio di pena di morte per Latorre e Girone. Ad aprire le danze è stato ieri mattina il ministro della Giustizia, Ashwani Kumar, che, contrariamente a quanto dichiarato il giorno prima dal suo collega agli Esteri, ha negato che il governo indiano abbia mai dato rassicurazioni all'Italia sul fatto che ai fucilieri non sarebbe in ogni caso stata inflitta la pena di morte : «Come può il potere esecutivo dare garanzie - ha detto - sulla sentenza di un tribunale?». Forte la reazione del sottosegretario agli Esteri italiano Staffan De Mistura: «C'è un documento scritto del ministro degli Esteri indiano, a nome del governo, che ci rassicura che non ci sarà la pena di morte. Per noi quella dichiarazione fa testo ». Non meno duro il Capo di Stato Maggiore della Difesa ammiraglio Luigi Binelli Mantelli: «La vicenda sta sempre più assumendo i toni di una farsa». Poi nel tardo pomeriggio ecco arrivare la precisazione (o smentita della smentita?) del capo della diplomazia indiana ribadita anche in una comunicazione alla Camera dei deputati: «A prescindere dai procedimenti pendenti, il governo indiano ha informato quello italiano che questo caso non ricade nella categoria di quelli che implicano l'ipotesi di pena di morte, ossia quelli definiti rari tra i più rari. Lo abbiamo verificato con esperti di diritto e l'abbiamo comunicato all'Italia. Per cui non si deve avere alcuna preoccupazione al riguardo». E mentre De Mistura torna a ricordare che nelle prime convulse fasi dell'incidente in cui sono implicati i marò, la petroliera Enrica Lexie fu «fatta entrare in acque territoriali indiane con l'inganno», intanto le autorità giudiziarie indiane hanno disposto la costituzione di un tribunale ad hoc per esaminare il caso dei due marò. L'organismo dovrà in sostanza decidere se la giurisdizione sul caso spetta all'India oppure se rientra nell'ambito nel diritto internazionale che prevede la competenza della giustizia italiana in base alla Convenzione Onu sul Diritto del Mare (Unclos).