La strada stretta fra i numeri del Senato
di Nicola Corda wROMA Programma e Quirinale. Sono queste le due carte che Pier Luigi Bersani deve giocarsi per cambiare quei numeri che per ora non lasciano scampo. Al Senato per raggiungere la maggioranza con il plenum al completo, servono almeno 159 voti e il centrosinistra parte da una base di 123 che potrebbe aumentare di tre voti con i senatori a vita Colombo, Andreotti e Ciampi. A questi il premier incaricato con un programma calibrato e non troppo sbilanciato a sinistra, potrebbe aggiungere i 21 senatori di Scelta Civica. Aggancio possibile ma non scontato, perché i centristi hanno già mandato segnali precisi: nessuna fiducia gratis e si capisce che non si tratta solo sull'agenda Monti ma anche sulla lista dei ministri. Anche così però l'obiettivo è ancora lontano: con i Montiani si arriva a quota 148. Dunque, mentre Bersani lavora agli incontri ufficiali, gli sherpa hanno centrato il loro interesse sul gruppo Grande autonomia e Libertà, con dieci senatori ma «destinato ad aumentare» affermano i confluiti dalla Lega, Pdl, Mpa e Grande Sud. Non tutti voterebbero la fiducia ma a quel punto il segretario del Pd se la sentirebbe di rischiare nella prova dell'aula, nonostante Napolitano, nell'affidargli l'incarico, abbia detto con chiarezza di aver bisogno di numeri certi. Un paletto che non consente al premier incaricato di puntare sugli artifici del quorum e i tecnicismi del voto per abbassare la soglia della maggioranza. Tuttavia se la Lega Nord dovesse esplicitare al Capo dello Stato in questi termini la sua "non ostilità" alla nascita del governo come ha dichiarato Calderoli, allora la quota di sicurezza potrebbe essere raggiunta. In questo piccolissimo margine si inserisce la partita del Quirinale, dalla quale dipende l'atteggiamento del centrodestra. «Un moderato e non di sinistra» vanno dicendo da giorni da quelle parti, senza nascondere che il Colle è la vera posta in gioco. Un presidente che resta in carica sette anni in cambio di un Governo che potrebbe durare pochissimo, è il prezzo esorbitante della trattativa imposta a Bersani. All'orizzonte però non si intravedono alternative, a meno che non si rompa un'altra volta il muro dei senatori 5 Stelle. Tra loro sembra serpeggi malumore, e per almeno cinque è forte la tentazione di dare un'opportunità alla nascita del Governo. Andare a casa poi non ha mai fatto piacere a nessun parlamentare: per questo, Berlusconi ieri potrebbe aver fatto un assist involontario a Bersani. ©RIPRODUZIONE RISERVATA